PER la Rocchetta Mattei, il pastiche architettonico tra Riola e Grizzana Morandi, iniziano i restauri dopo l' acquisto da parte della Fondazione Carisbo. I lavori sono stati ora assegnati ed entro il marzo 2013 questo esempio di "architettura eclettica" rivivrà nell' aspetto originario che ha valore in quanto pezzo unico, bizzarra miscela tra Disneyland, atmosfera transilvana e cupezza monastica. L' impegno di Carisbo non è tanto volto a celebrare la discussa figura del conte Cesare Mattei che ideò l' originale costruzione, ma a fare di essa un centro capace di mettere in moto turismo e attività culturali o ricreative. In fondo fu proprio la «Rocchetta» ad attirare, tra la metà dell' Ottocento e i primi anni del secolo successivo, una quantità enorme di personaggi tra cui, si dice, persino Ludovico III di Baviera e lo zar Alessandro II, giunti in questo scampolo d' Appennino per farsi curare dalle mirabolanti pratiche dell' «elettromeopatia» inventate dall' intraprendente conte. Fiorirono intorno alla «Rocchetta» alberghi e attività, mentre le potenti entrature del nobile permisero di ottenere persino un linea ferroviaria tra Bologna e Riola. Mattei, uomo di marketing ante litteram, propagandava i suoi preparati a base di erbe, «dentro le quali imprigionava l' elettricità», con un' abilità così convincente da riscuotere fama mondiale. A partire dalla villa-castello che si affaccia sulla Porrettana, dove teneva una vera corte con tanto di buffone e cortigiani, circondato da gnomi, ippogrifi e leoni marmorei, riuscì a divulgare la sua medicina in tutto il mondo con un' eco che durò anche dopo la morte seè vero che nel 1925 sua Altezza reale il principe del Piemonte si recò in visita alla «Rocchetta» e dei medicamenti del conte bolognese parlò addirittura Dostoevskij nei Karamazov raccontando che il diavolo in persona li usò per rimediare ai reumatismi. Sulla scientificità di questi ultimi, la medicina ufficiale è arrivata oggi a conclusioni piuttosto trancianti, ma già all' epoca del medico autodidatta, più di uno scienziato mosse dei dubbi. Ci fu chi azzardò una spiegazione psichiatrica dell' ossessione del Mattei diagnosticando un' inedita «paranoia inventoria» e una «psiconevrosi degenerativa degli uomini di genio» come la definì il Lombroso. Che fosse un antenato degli imbonitori televisivi odierni o un incompreso non è dato sapere visto che le sue ricette miracolose sono un lascito agli eredi ancora da svelare nella loro chimica più intima. Sta di fatto che Mattei costruì un impero giungendo a possedere numerose case farmaceutiche estere con 117 depositi tra i quali quelli del Belgio, degli Usa, di Haiti e della Cina e ad attirare alla «Rocchetta» folle immense di pazienti in preda ai più disparati malanni e ansiosi di spalmarsi sulla pelle le miracolose erbe munite di «elettricità vegetale». L' industria dell' elettromeopatia subì un forte contraccolpo dopo la morte del conte nel 1896 (era nato 87 anni prima), ma proseguì tuttavia col figlioccio Mario Venturoli, con la moglie di quest' ultimo e con la loro figlia. Fino alla fine degli anni ' 50 qualcosa continuò a uscire dagli alambicchi della «Rocchetta», prima della definitiva chiusura. Ma ancor oggi, le pratiche di Mattei sopravvivono in Pakistan e in India dove esercitano tuttora gli ultimi seguaci depositari di formule forse più imitate che tramandate nella loro formula originaria. Ma anche questo fa parte del mito che continua ad aleggiare intorno al conte bolognese.