IMPERIA - I lavori per il porto in cambio del sostegno ad Alitalia. E' un' ipotesi inquietante quella a cui sta lavorando la procura di Imperia: uno "scambio di cortesie" economico istituzionali che nasconderebbe, però, una serie di comportamenti illeciti al punto da far scattare l' accusa di associazione a delinquere per l' ex ministro Claudio Scajola e il costruttore Francesco Bellavista Caltagirone. Al centro della vicenda c' è quello che nelle intenzioni doveva essere il porto più grande del Mediterraneo che adesso rischia addirittura di finire sotto sequestro. Ma il Pdl imperiese oggi scende in "passeggiata" per protestare contro la magistratura. MARCO PREVE IMPERIA - Questa storia inizia a metà del 2005 quando l' allora ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola, secondo i pm Maria Antonia Di Lazzaro e Alessandro Bogliolo, avrebbe favorito l' ingresso, nella società che doveva costruire il nuovo porto di Imperia, del costruttore romano Francesco Bellavista Caltagirone ricevendone in cambio, tre anni dopo, il sostegno nell' operazione di salvataggio di Alitalia attraverso la famosa cordata di imprenditori. E' uno dei retroscena dell' inchiesta della procura di Imperia che vede indagati Scajola e Caltagirone, per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d' asta, ed in particolare con l' accusa di aver violato le norme della legge Merloni che regola gli appalti pubblici. Indagati anche il presidente della Porto di Imperia ed ex segretario generale del comune Paolo Calzia, e l' amministratore delegato e direttore generale della stessa società Carlo Conti, fedelissimo di Scajola che pochi mesi fa lo indicò come nuovo amministratore delegato nel corso di una riunione nella villa in collina del parlamentare. L' inchiesta coordinata dal pm Di Lazzaro e affidata alla sezione imperiese della Polizia Postale, di recente affiancata dai finanzieri del comando provinciale, ha fatto registrare una svolta due giorni fa con i sequestri di documenti nelle sedi imperiesi e romane delle società di Caltagirone. L' indagine si suddivide in vari filoni ma quello principale riguarda un "organo vitale" dell' operazione: la concessione, e quindi la compagine societaria e una girandola di affidamenti e appalti. A questo nucleo centrale si affiancano altri fascicoli: ambientali e soprattutto urbanistici, legati ad un capannone sul quale pende l' ipotesi di abuso edilizio a seguito di una perizia inequivocabile nelle sue conclusioni. Ma veniamo al cuore dell' indagine. Si parte dai primi anni del 2000 quando il Comune, in base al cosiddetto decreto Burlando sulla nautica da diporto, decide di realizzare un nuovo portoe individua dei soggetti privati con cui avviare l' iniziativa. Nel 2005 la Porto di Imperiaè costituita dal Comune al 48 e da imprenditori locali al 52. Il 29 luglioi privati cedono un 4 che consente l' ingresso di Acquamarcia di Bellavista Caltagirone e subito dopo una ricapitalizzazione che suddivide la Porto di Imperia in tre azionisti con il 33, Comune, imprenditori locali (Imperia Svilupppo) e Acquamare di Caltagirone. Ed è qui che secondo la procura, sia nelle procedure che nei retroscena politici, avviene la prima forzatura sotto la regia, è sempre l' ipotesi accusatoria tutta da dimostrare, di Claudio Scajola. Ma anche i passaggi successivi sono nel mirino: Acquamare che diventa contraente dell' opera, quindi dovrebbe realizzarla in cambio di un 70 della struttura secondo quanto previsto da un contratto di permuta, e invece ecco un successivo subappalto alla società Peschiera Edilizia (sempre legata ad Acquamarcia) che a sua volta assegna i lavori ad altre due imprese la Sielt e la Euroappalti. La prima parte di queste operazioni erano state oggetto di un dettagliato esposto da parte dell' opposizione consigliare all' Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici. Nella sua risposta del giugno 2006, l' Autorithy non rilevava violazioni seppur con motivazioni non tombali. Specie per quello che era ed è il nodo fondamentale da sciogliere: solo perché gli imprenditori hanno finanziato l' operazione si può parlare di intervento privato e quindi ritenere legittimi gli atti contestati? Oppure, come sostenevanoi consiglieri del Pd, di Rifondazione e dei Verdi, il patrimonio e i beni portati in dote dal Comune rappresentavano un inequivocabile impegno economico anche della parte pubblica? Domande che tornano alla ribalta oggi. E che potrebbero trovare clamorose conferme in due procedure parallele: da un lato, se la procura ritiene che la compagine societaria sia frutto di interferenze politiche, potrebbe decidere di chiedere il sequestro del porto o comunque delle quote azionarie che lo controllano. Dall' altro, la Commissione regionale di verifica e collaudo che con la Porto di Imperia spa è già entrata in collisione dopo aver inutilmente richiesto ragione della moltiplicazione dei costi, potrebbe velocizzare la pratica di revoca della concessione demaniale.