TREVISO. Cinque milioni di euro: questo è quanto giunto alla Fondazione Cassamarca dalle sue quote in UniCredit per il 2010. Una somma esigua se rapportata alle molteplici attività dell'istituzione trevigiana, che si trova ora a fronteggiare restrizioni economiche e contestazioni locali in merito alle strategie d'azione future. Si teme una politica di contenimento destinata a ripercuotersi innanzitutto sul cospicuo patrimonio immobiliare, che include anche immobili storici. Il recente trasferimento di vari uffici pubblici nella «Cittadella delle istituzioni», realizzata da Mario Botta per Cassamarca, ha dato il via al cosiddetto «Risiko immobilare»: un intreccio di acquisti e permute di edifici la cui destinazione d'uso resta da decidere (eccezion fatta per l'ex Prefettura in piazza dei Signori, destinata ad attività direzionali del Comune). Ma se da un lato il presidente Dino De Poli afferma di voler perseguire una politica di autosussistenza, dall'altro smentisce le voci d'imminenti alienazioni per alcuni degli edifici storici e parla di locazione solo in caso di necessità. Alle indiscrezioni che volevano Benetton e Stefanel possibili acquirenti del Palazzo dell'Umanesimo Latino (in pieno centro storico), De Poli replica «vociferino pure, non si tocca», mentre non esclude la vendita della settecentesca villa Ca' Zenobio (poco distante da Treviso), sede dei Master Campus teatrali. Incerta, per ora, anche la programmazione di Ca' dei Carraresi. Nel 2012 «Manciù, l'ultimo Impero» chiuderà il ciclo di mostre sulla civiltà cinese (di cui De Poli si dice soddisfatto anche per la risposta di pubblico) mentre la rassegna pluriennale dedicata all'India (2012-15) è stata sospesa. La scure delle restrizioni sembra invece risparmiare lo sviluppo di un'area di 45 ettari tra i Comuni di Casier e Preganziol comprendente la settecentesca Villa Albrizzi-Franchetti (di proprietà della Provincia e oggi preclusa al pubblico). Secondo una bozza di Accordo di programma tra Regione, Provincia, le due municipalità e Fondazione Cassamarca, nell'area dovrebbe sorgere un complesso universitario, residenziale e commerciale da 500mila mc di cui 210mila a destinazione privata. La villa, ceduta in concessione d'uso alla Fondazione, diverrebbe centro didattico e ricettivo per i docenti. Ma sul progetto si è scatenata una querelle locale che vede schierati da una parte un comitato cittadino spalleggiato da Italia Nostra (che accusa l'istituzione trevigiana di privilegiare per interessi speculativi la destinazione privata in un'area di valore paesaggistico e storico-artistico), dall'altra la Fondazione che, oltre a dare come imminente la ratifica dell'accordo, definisce le polemiche strumentali e mosse da una minoranza. Nel frattempo la questione rimane aperta, mentre all'interrogazione parlamentare del marzo scorso, in cui si chiedeva al Mibac di esprimersi in merito alla vicenda, non è seguita ancora risposta.