L'indiscrezione sul Pian di Spagna ha acceso il dibattito tra le forze politiche La notizia, se confermata, innescherebbe un dibattito acceso. Riguarda la possibile collocazione di una centrale atomica sul Lario. E, precisamente, nell'area del Pian di Spagna, territorio al confine tra le province di Como, Lecco e Sondrio. Territorio in cui, com'è noto, si estende un'ampia riserva naturale. Dalle prime indiscrezioni, contenute in un dossier del ministero dello Sviluppo economico, sembra infatti che sia in atto un'accurata ricerca per localizzare uno o più siti, in Lombardia , in cui poter installare le centrali nucleari. E nell'elenco sembra esserci anche la provincia di Como. In prima fila ci sono in realtà altri territori: il Cremonese e il Mantovano, lungo il corso del Po. Scelte dettate dalla necessità di utilizzare aree geografiche con i requisiti necessari per ospitare un sito nucleare. Ovvero: terreno pianeggiante e acqua abbondante per il raffreddamento del reattore. Sul tema si è immediatamente pronunciato, nelle ultime ore, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni smorzando i toni. «La Lombardia ha praticamente raggiunto l'autosufficienza energetica - ha commentato Formigoni - quindi in questo momento non c'è bisogno di centrali di alcun tipo». Entro breve, comunque, l'argomento sarà dibattuto in consiglio regionale. Il primo a intervenire è il capogruppo del Pd al Pirellone, il comasco Luca Gaffuri. «Di Como e del Pian di Spagna - dice il consigliere Gaffuri - si è parlato anche prima delle elezioni regionali. E questa zona, in effetti, per conformazione risponderebbe ai requisiti necessari per l'installazione di una centrale nucleare». Ma non è tutto. «Le parole di Formigoni non ci bastano. Il consiglio regionale deve assumere una posizione chiara che sbarri la strada alla realizzazione di centrali atomiche in Lombardia», sostiene Gaffuri, primo firmatario di una mozione sottoscritta anche da Sinistra Ecologia e Libertà e dai Pensionati, in cui si chiede innanzitutto di dichiarare la Lombardia «territorio inidoneo alla localizzazione di siti per impianti nucleari». La mozione, composta da cinque punti - tra cui anche la richiesta di concorrere al raggiungimento degli obiettivi nazionali con la promozione dell'uso dell'energia da fondi rinnovabili - sarà probabilmente discussa a metà novembre. E questo è un tema che fa inevitabilmente discutere. «Non ho notizie sul Pian di Spagna - dice Adalberto Piazzoli, intelvese, docente di Fisica all'Università di Pavia e presidente del Laboratorio di energia nucleare applicata - Posso però dire che ormai gli impianti nucleari sono assolutamente sicuri. Non bisogna più temere incidenti». Rassicurazioni che, però, serviranno a poco nel momento in cui dalla teoria si dovesse passare alla pratica. «So bene che si tratta di un argomento delicato. È un tema molto difficile da far digerire alla gente. La paura del nucleare, nonostante l'assoluta sicurezza raggiunta ormai dagli impianti moderni, è sempre presente e si fa sentire con forza», aggiunge Piazzoli. «Entro breve il governo rilascerà un documento sulla strategia energetica che indicherà anche quanta energia nucleare si vorrà produrre e le caratteristiche che dovranno avere gli impianti - dice Saverio Altieri, professore del dipartimento di fisica nucleare e teorica all'Università di Pavia nonché membro della commissione ministeriale (oggi operativa in seno al dicastero dell'Ambiente e della tutela del territorio) che valuta l'impatto ambientale - Allora avremo un quadro più completo anche dei siti dove andare a intervenire». La conclusione è affidata ancora al professor Adalberto Piazzoli. «L'area del Pian di Spagna sarebbe probabilmente idonea per le caratteristiche. Ma, a mio avviso, senza il consenso popolare, non si riuscirà ad andare da nessuna parte». Fabrizio Barabesi