Successo del convegno dedicato al contenitore Il più grande convegno di archeologia, tenutosi a Empoli, ha chiuso i battenti ed è tempo di stilare i primi bilanci. Una partecipazione di pubblico specializzato, da far invidia anche ai più blasonati convegni universitari, ha fatto da cornice alla tre giorni empolese, incentrata su un unico tema conduttore ma con varie e altrettanto importanti divagazioni. Il tema centrale è stato ovviamente l'anfora di Empoli, il contenitore vinario, di cui molto si era parlato negli ultimi trent'anni, ma sapendone poco. Il convegno è servito a fare il punto della situazione sulle conoscenze intorno all'anfora empolese. E' stato un prezioso momento di confronto di livello internazionale tra gli studiosi. Un elemento emerso, in più d'un intervento, è la vicinanza della tipologia di anfora detta "di Empoli" con la cugina più prossima, l'anfora di Spello. Con ogni probabilità, nel Valdarno, sono state prodotte sia l'una sia l'altra, anche se allo stato attuale negli scavi empolesi sono state rinvenuti scarti di fornace riferibili esclusivamente al tipo anforico "di Empoli". Dalla fine del II secolo d.C. fino al VI secolo, a Empoli, veniva dunque prodotto su larga scala questo particolare contenitore vinario, dal corpo piriforme ristretto verso la base, alto circa cinquanta centimetri (quindi piuttosto piccolo), con orlo ad anello ingrossato e arrotondato e anse a nastro di profilo quadrangolare, dalla capacità di circa 18-20 litri. «Si tratta di un'anfora ritrovata per la prima volta - spiega la dottoressa Lorella Alderighi, funzionaria della soprintendenza archeologica - negli anni Settanta del Novecento a Ostia, e all'inizio era stato denominato tipo Ostia IV. Successivamente, negli anni Ottanta, prima ad Avane e poi negli scavi sotto la gioielleria Pratesi e in altre zone del centro storico di Empoli, vennero alla luce frammenti dello stesso tipo anforico e, circostanza decisiva, numerosi scarti di fornace. Furono riconosciuti come identici a quelli ostiensi e da allora l'anfora è stata denominata, in virtù del luogo di produzione, anfora di Empoli. Il contenitore serviva a trasportare il vino prodotto in queste zone anche in epoche, come quella tardo imperiale, in cui la produzione delle aree intorno era destinata soltanto all'autoconsumo». Nella mostra che chiude oggi nell'ex convento degli Agostiniani, si possono ammirare le anfore di Empoli provenienti dai vari scavi dei contesti cittadini, dagli scavi delle necropoli scandiccesi e dalle navi romane di Pisa.
EMPOLI. Chiude oggi la mostra nell'ex convento degli Agostiniani. La verità sull'anfora.
Il convegno di archeologia di Empoli ha chiuso i battenti dopo tre giorni di discussione. Il tema centrale era l'anfora di Empoli, un contenitore vinario prodotto su larga scala a Empoli dal II al VI secolo d.C. L'anfora ha un corpo piriforme, un orlo ad anello e anse a nastro di profilo quadrangolare. È stata scoperta per la prima volta negli anni Settanta a Ostia e successivamente trovate frammenti e scarti di fornace a Empoli. L'anfora è stata denominata "anfora di Empoli" a causa del luogo di produzione. Il contenitore serviva a trasportare il vino prodotto in queste zone anche in epoche in cui la produzione era destinata all'autoconsumo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo