Negli anni Novanta fu protagonista di un crac da 50 miliardi di lire P.B. MONTECATINI. È stato uno dei grandi protagonisti della finanza italiana con una parentesi in carcere al tempo del crac da 50 miliardi di lire avvenuto nel giugno 1992 con la concessionaria di Borsa, Lombardfin. Una società che vantava tra i suoi clienti i più grandi industriali milanesi, ma anche decine di giornalisti economici. A Montecatini Paolo Mario Leati, 72 anni, parmense con radici toscane, aveva anche trascorso un periodo di arresti domiciliari nella villa dei genitori. Passata la bufera giudiziaria quello che era ritenuto un talentuoso raider della finanza aveva deciso di scegliere come buen retiro il borgo ovattato di Montecatini Alto e il suo panorama lontano anni luce dal grigiore di Milano dove l'uomo aveva fatto la sua fortuna e quella dei suoi clienti prima del buco miliardario. Sono passati quasi vent'anni e la giustizia è tornata ad occuparsi di Leati per un reato che non richiama i riflettori della cronaca economica, ma attiva lo stesso il codice penale: l'ex finanziere è stato condannato dal giudice Luciano Costantini in tribunale a Monsummano a un anno e 3 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale, per abuso edilizio. Disposta anche la demolizione delle opere irregolari. In via Guermani aveva costruito in assenza di autorizzazioni un manufatto in pietra su due piani per un totale di circa 150 metri cubi di volume in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici e sismici. Secondo la denuncia presentata dal Comune nell'aprile 2008 Leati, nonostante l'ordinanza di sospensione dei lavori firmata dall'ente per bloccare le opere sulla costruzione in pietra, aveva anche proseguito l'intervento ignorando il provvedimento dell'ufficio urbanistica. Prima la denuncia e ora la condanna per l'ex re Mida della Borsa inciampato in un abuso edilizio.