Una via per riconoscere l'eccellenza delle fondazioni lirico- sinfoniche. Perlomeno di quelle più virtuose, che hanno da almeno cinque anni bilanci in pareggio, possono contare su un prestigio internazionale, sono in grado di attrarre sponsor privati e macinano ricavi pari almeno al 40 dei contributi ricevuti dallo Stato. È quanto il decreto approvato ieri dal consiglio dei Ministri in prima lettura (il provvedimento dovrà ora passare al vaglio della conferenza unificata e del consiglio di Stato, per poi ritornare a Palazzo Chigi per il sì definitivo) prevede per gli enti lirici che aspirano a potersi definire "speciali" e, in quanto tali, a beneficiare di maggiore autonomia gestionale (si veda anche Il Sole 24 Ore di ieri). A verificare il rispetto dei parametri indicati nel provvedimento sarà il ministero dei Beni culturali, che con decreto riconoscerà agli enti in linea con tutti i requisiti e che presenteranno domanda per essere esaminati, la qualifica di «fondazione lirico-sinfonica dotata di forma organizzativa speciale». Riconoscimento che, nella pratica, si tradurrà nella possibilità di ottenere maggiori contributi statali, di avere più margini di manovra nell'organizzazione della propria attività, di siglare, compatibilmente con i vincoli di bilancio, un contratto di lavoro autonomo. L'ente che otterrà la qualifica di "speciale" dovrà, entro due mesi, adeguare il proprio statuto alle disposizioni del decreto e dell'articolo 1 della legge 1002010, la riforma della lirica di cui il provvedimento approvato ieri costituisce il primo tassello attuativo.