Seicento giovani impegnati, 100 aziende associate, servizi aggiuntivi per 70 musei e siti archeologici: sono i numeri di Civita, l'associazione che affianca il ministero dei Beni Culturali, investito ora da una nuova ondata di attenzione viste le proposte di Confindustria e i finanziamenti statali connessi con il cruciale abbinamento impresa-cultura. Civita è riuscita a riaccendere nelle imprese l'interesse per la cultura e a stimolare i loro investimenti nel settore. Nel 2004 ha organizzato 15 mostre d'arte e attivato distretti culturali a Noto-Siracusa-Piazza Armerina, oltre che a Palermo, Viterbo e Frosinone. «L'esistenza di un'impresa del genere è la dimostrazione che l'economia della cultura è qualcosa di concreto ed esiste», sostiene Gianfranco Imperatori, uomo di finanza nonché segretario generale dell'Associazione, che si propone come laboratorio al fianco delle imprese per immaginare un nuovo modello di sviluppo fondato sul capitalismo culturale. «In tempi di crisi globale, bisogna spingere su una strategia d'impresa che passi dalla cultura all'industria del sapere. Il nuovo modello di sviluppo che ho in mente non è un disegno astratto e utopistico: l'economia della conoscenza non è fatta solo di ricerca e innovazione, ma vede la cultura entrare nella vita quotidiana, pervadere e influenzare la produzione delle industrie, dell'agricoltura, del turismo, dell'artigianato, delle tecnologie, dei servizi. A condizione che esista un progetto politico che permetta di non disperdere gli interventi e di moltiplicare e distribuire i risultati conseguiti. Insomma, a condizione che si adotti il principio del "fare sistema", cioè che si sia in grado di integrare le diverse produzioni di un paese, le sue culture materiali e immateriali, fino alle ricchezze ambientali». Perché questo accada serve che governo e amministrazioni locali siano disponibili ad una concertazione tra gli organi preposti alle infrastrutture, alle attività produttive, ai beni culturali, in modo da predisporre una politica di concerto. La filiera produttiva della cultura passa attraverso la comunicazione tra imprese e l'utilizzo delle tecnologie. «Abbiamo presentato una ricerca in cui è risultato che il 97 degli studenti che visitano un museo è interessato ad attività di edutainment. Si vede come il serbatoio culturale possa essere veicolo di sviluppo educativo e di risorsa economica». Il problema è come integrare lo sviluppo culturale nei suoi molteplici aspetti. «Bisogna tenere in conto il settore del turismo. E' un settore dal quale si può ricavare un grande valore aggiunto per la nostra economia se solo ci fosse la volontà di istituire un sistema globale in cui i diversi aspetti del sistema comunicano e si integrano tra loro. Bisogna intervenire a molti livelli, sia strutturali che urbanistici-architettonici, così come bisogna tutelare settori come l'agroalimentare e l'artigianato dove economia della conoscenza può significare ripresa economica. Solo in questo modo l'economia della conoscenza potrà espandersi e produrre valore: la cultura è l'unico strumento che può permetterci di orientare correttamente la globalizzazione».
Tutto in una grande rete il sistema impresa-cultura
Civita, un'associazione che affianca il ministero dei Beni Culturali, ha riaccenduto l'interesse delle imprese per la cultura e ha stimolato gli investimenti nel settore. Nel 2004 ha organizzato 15 mostre d'arte e attivato distretti culturali in diverse città italiane. L'associazione sostiene che l'economia della cultura è qualcosa di concreto ed esiste, e che bisogna spingere su una strategia d'impresa che passi dalla cultura all'industria del sapere. Civita ha presentato una ricerca che ha mostrato come il serbatoio culturale possa essere veicolo di sviluppo educativo e di risorsa economica.
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