da ovada parte un esposto alle istituzioni e alla soprintendenza archeologica regionale Il geologo Pipino: «Vanno tutelati i resti delle lavorazioni romane dell'oro nelle aree dello Stura» bruno mattana I lontani trascorsi della ricerca dell'oro nei corsi d'acqua dell'Ovadese, emergono improvvisamente dalle riviere del torrente Stura e alimentano la protesta, grazie alle "aurifodine", i caratteristici ciottoli residuati della ricerca stessa. Subito diventano "arma" di contrasto nei confronti di chi realizza il ponte del Gnocchetto (ormai in avanzato stato di costruzione) ovvero la Provincia, i Comuni di Belforte e Ovada, la società Autostrade e la società Autrogrill con l'impresa esecutrice. Ponte che sostituirà il "guado" a pelo d'acqua causa di vari tragici episodi e di morti. Un fulmine a ciel sereno fatto cascare sul cantiere dal geologo ed esperto aurifero, Giuseppe Pipino, presidente del Museo dell'Oro Italiano, che ha inviato un esposto alla Provincia, al sindaco di Belforte e alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte. «Segnalo la distruzione in atto - scrive Pipino - delle aree con mucchi di ciottoli residui della lavorazione romane ovadesi, aree da me scoperte in passato e più volte segnalate, per le quali dovrebbero anche essere stati adottati provvedimenti ufficiali di tutela. Si tratta dell'area localizzata sulla destra del torrente Stura, subito dopo l'autogrill autostradale, indicata con il numero 46 nel rilievo cartografico fatto eseguire dalla Provincia ai fini della tutela, con non poca spesa». L'esperto motiva anche il perchè l'area è particolarmente importante. «Interessa - spiega - il primo terrazzo alluvionale a valle dei rilievi che ospitano manifestazioni aurifere primarie. Il terrazzamento è uno dei criteri utilizzati per riconoscere la natura di resti di antichi lavaggi auriferi». Pipino va oltre mettendo in evidenza il problema. «Il disboscamento e le prime "ruspate" hanno messo in evidenza la base di un grosso cumulo (asportato nelle parti più elevate) che si presenta con una perfetta geometria, indice che conferma come i cumuli di ciottoli non venissero edificati grossolanamente e a caso, ma con una cura particolare, per consentire maggiore estensione in altezza». Testimonianze, le aurifodine, di un passato aurifero per l'Ovadese ma anche un mezzo per sviluppare il turismo se fosse adeguatamente preso in considerazione e valorizzato. Nella valle del Piota e del Gorzente ad esempio tali cumuli di ciottoli sono numerosi. Stanno lì da secoli, nessuno se ne cura o è intenzionato a sfruttarli turisticamente parlando. Al massimo solo qualche visita scolastica. «Non voglio commentare perchè non ho gli elementi per farlo - dice il sindaco di Belforte, Franco Ravera - ma mi pare che prima di realizzare il ponte e di progettare, siano state fatte in Provincia varie conferenze dei servizi alle quali hanno partecipato tutti, associazioni, enti, comuni, compresi gli ambientalisti e il Genio civile che hanno poi approvato l'intervento. Personalmente penso che la presenza di tali ciottoli sia dovuta ai contadini che, in un lontano passato, li hanno raccolti e poi accumulati per proteggere dalle esondazioni i loro terreni».