Indotto economico da 167 miliardi da incentivare Il dato non è fresco, è precrisi (2006): l'indotto dei beni culturali è pari a 167 miliardi di gettito Iva con 3,8 milioni di occupati. La fotografia del settore è stata scattata per il Mibac dall'Unioncamere e l'istituto Talgiacarne e presentato giovedì scorso da Antonia P. Recchia, direttore generale per l'organizzazione, innovazione, bilancio e personale del Mibac, a Lucca, per Lu.be.c. digital technology. Il nucleo ristretto al settore dei beni culturali (17.623,7 milioni di euro e 409,4 migliaia di posti di lavoro) insieme all'industria culturale, cioè editoria, audiovisivo e produzione culturale (28.657,5 min e 606,8 migliaia di occupati) costituisce un quarto di tutto il segmento produttivo. Esiste una filiera produttiva connessa al patrimonio e alle attività culturali? «Sì - spiega la dottoressa Recchia- corrisponde a una serie di attività, prodotti, lavori,servizi, di cui abbiamo circoscritto e valorizzato il perimetro. Poter documentare i grandi numeri del sistema produttivo che ruota intorno al patrimonio culturale è necessario per dimostrare che le somme impegnate per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio stesso sono degli investimenti e non dei costi per la finanza pubblica». E le dimensioni economiche sono di tutto rispetto, e devono concorrere a fornire un supporto decisionale nei periodi di crisi. «La Finanziaria 2008 con Decreto legge 112 ha tagliato il bilancio del Mibac nel triennio 20092011 complessivamente per 921 milioni di euro, di cui 236 milioni nel 2009, 251 nel 2010 e 434 nel 2011, anno di picco delle riduzioni» spiega il direttore. «Poi con la manovra di luglio (Legge 122) il taglio è stato di 71 milioni di euro sul 2011». Il Mibac il prossimo anno quindi dovrà cavarsela con 505 milioni in meno. Ma quali sono state le disponibilità passate? «Nel 2009 il consolidato è stato di un 1,937 miliardi e il bilancio previsionale di quest'armo è di 1,750 miliardi, considerando che a consuntivo dopo le riassegnazioni cresce sempre, si arriverà a poco meno di 2 miliardi con un'incidenza delle spese del personale di 700 milioni di curo. Nel 2009 i visitatori nei siti statali sono stati circa 34 milioni, scesi di 1,5 milioni sul dato precedente. ma pesa soprattutto la fuga di 900mila turisti solo dalla Campania per effetto spazzatura. Ora dai primi mesi dell'anno il trend è in ripresa a conferma che la mobilità turistica coincide con il recupero dell'economia» spiega Recchia. Il taglio delle erogazioni non aiuta la progettualità, ma chi sono gli imprenditori nel settore? «Dall'edilizia di riqualificazione all'enogastronomia, dall'artigianato all'intervento sul patrimonio con il restauro e la valorizzazione, produzione innovative, multimedialità, servizi aggiuntivi. Puntiamo ad aumentare l'efficienza». Qual è la percezione degli imprenditori della filiera? «Sentono di far pane di un settore, ci si sente molto coinvolti nell'attività culturale (50) come soggetti attivi nella valorizzazione del patrimonio. Un driver importante è il bisogno d'innovazione e di tecnologia. Mentre gli imprenditori dichiarano un bassissimo livello di accesso al credito (77 imprese non ha chiesto fidi bancari)- e un alto grado di autofinanziamento, ma ritengono indispensabile il molo delle banche per lo sviluppo della cultura». Criticità? «Le piccole dimensione dell'impresa, scarsa valorizzazione da parte delle istituzioni e insufficienza di finanziamenti accordati» conclude. E il Mibac ci mette il suo con il passaggio da una gestione amministrativa a una manageriale nel sistema statale dei musei.