Il critico d'arte: «Lo candido come una delle sedi della Biennale diffusa» «Ora Roma deve occuparsi di questi bellissimi spazi» Tra relazioni e sopralluoghi. «Sapevo del restauro del magazzino 26, ma non immaginavo una qualità così elevata. E' bellissimo, superiore alle mie aspettative meglio della Biennale di Venezia. A fianco del padiglione Italia a Venezia, il 26 può diventare una delle sedi più ragguardevoli della Biennale "diffusa" che realizzeremo il prossimo anno, in occasione del 150 dell'Unità d'Italia». Un'incursione a tutta velocità, quella di Vittorio Sgarbi nel primo pomeriggio in Porto Vecchio, accompagnato dal sindaco Dipiazza, da tecnici e progettisti della Maltauro-de Eccher e da rappresentanti dell'Autorità portuale. Un sopralluogo programmato, in occasione del suo intervento al convegno internazionale "Port and industrial patrimonies in Friuli Venezia Giulia". Sgarbi ha anche approfittato per un'altra incursione, nel pomeriggio, al Museo del Risorgimento, dove ha voluto vedere gli affreschi dei quali ha scoperto, pochi giorni fa, di possedere i cartoni originali, acquistati a suo tempo senza sapere a cosa si riferissero. Su cosa mettere nel magazzino 26 per la Biennale 2011 Sgarbi ha le idee molto chiare. «Oltre alla parte pittorica, qui si può fare la più forte sezione fotografica dell'intera Biennale, esemplare dell'intera produzione italiana degli ultimi dieci anni, sotto la regia del friulano Italo Zannier. Senza contare poi che il capo dell'Alinari, De Polo, è triestino». La prima tappa in città, ieri per Sgarbi, è stata una Camera di commercio traboccante di pubblico, dove si è conclusa la seconda giornata di lavori del convegno incentrato sul Porto Vecchio e su quanto fatto nel mondo a livello di water-front. «Questo convegno proietta il Porto Vecchio in una dimensione internazionale, che forse è la strada giusta di fronte all'indifferenza del governo nazionale», ha esordito Sgarbi. «Quando sono divenuto sottosegretario - ha ricordato il critico d'arte - ho usato la funzione in modo attivo. Trieste non era preparata né incline a comprendere un gesto così autoritario ma, pur in contrasto con l'allora soprintendente ho fatto arrivare i vincoli». Il Porto Vecchio secondo Sgarbi diventa una questione nazionale. «Trieste è la prima città occidentale di grande tradizione per chi arriva dall'est e quindi è un problema dello Stato. Né il premier né il ministro Bondi si sono mai occupati del Porto Vecchio. Sono l'unico politico nazionale che ha capito l'importanza nazionale e internazionale di questo complesso. Il sindaco Dipiazza ha capito il problema e ha fatto i passi che doveva fare, adesso occorre il supporto dello Stato». Dirk Schubert professore all'Hafencity University di Amburgo, ha illustrato i percorsi urbanistici e costruttivi messi in atto ad Amsterdam, Londra, Goteborg e Bilbao. Gene Desfor, docente della York University di Toronto, ha ripercorso la centenaria storia della creazione di nuove aree fronte mare strappate al lago Ontario.
Trieste, Porto Vecchio. E Sgarbi s'innamora del Magazzino 26
Il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha visitato il magazzino 26 a Ora Roma, una delle sedi della Biennale diffusa, e ha espresso la sua ammirazione per la sua qualità. Ha anche visitato il Museo del Risorgimento e ha scoperto di possedere i cartoni originali degli affreschi. Sgarbi ha espresso le sue idee per la Biennale 2011, che prevede una sezione fotografica forte e una mostra pittorica. Ha anche parlato del Porto Vecchio, che secondo lui diventa una questione nazionale e internazionale. Il critico ha anche menzionato la sua esperienza come sottosegretario e il suo ruolo nella promozione del Porto Vecchio.
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