A MILANO, i Metrogramma (Andrea Boschetti e Alberto Francini) hanno costruito meno di tanti architetti loro coetanei, eppure potrebbero avere l'impatto più massiccio di tutti sul futuro della città, visto che è loro la redazione e direzione scientifica del nuovo Piano di Governo per il Territorio, votato in Consiglio comunale a luglio e ora in attesa di approvazione definitiva. «Abbiamo iniziato con una consulenza urbanistica, che è il nostro campo di formazione, poi vinto la gara». E se entro il 15 febbraio non si approva? «Bisognerà ripartire da zero. Ma dopo tre anni e mezzo di lavoro da parte nostrae trent'anni di attesa, ci auguriamo che le linee guida vengano condivise e che sa chiaro che l'amministrazione deve assumersi la regia di un processo virtuoso di crescita. Certo, al Pgt vanno strette le viti e si può migliorare. Noi siamo solo dei tecnici, ma abbiamo ripetuto a tutti che a Milano serve un grande patto trasversale. E' importante che si stabiliscano delle aree invarianti, articolando servizi e infrastrutture, per dare certezze per il futuro. Che si salvaguardino milioni di metri quadri di spazio collettivo, aperto, intorno al quale costruire. Non servono altre new town, ma che la città possa sedimentarsi, demolendo, rottamando, ricostruendo, avviando un processo di riuso del tessuto di modello anglosassone». Del resto, anche la loro installazione al Padiglione Italiano della Biennale è un invito a riflettere sul tema della cubatura zero, per non inghiottire altro territorio. Per incontrarli, bisogna uscire dal centro: lo studio è in una palazzina industriale di via Cadolini, dietro corso Lodi, presidiato da un bel giardino e suddiviso da grandi vetrate, effetto acquario. «Ci siamo conosciuti a Roma nel '97, quando io lavoravo da Fuksas», dice Francini, nato nel '69 a Firenze, dove si è laureato, prima del dottorato al Politecnico di Milano e al Pratt Institute di New York. Boschetti, stessa età, invece è di Bolzano - una città dove lo studio ha progettato parecchio, da Habitat 01, una ricerca urbanistica, fino alla recente Domus Radicalis, un blocco di abitazione a «scatole» sovrapposte, nominato per il premio Mies van der Rohe 2009. In curriculum, un'esperienza all'OMA di Rem Koolhaas a Rotterdam, nei primi anni Novanta - «una lezione cinica, ma passionale», dice- poi un dottorato con l'urbanista Bernardo Secchi allo Iuav di Venezia e alla Columbia di New York. Agli esordi, lavoravano e abitavano in un loft di via Padova, oggi dirigono 20 architetti: «È la dimensione massima che pensiamo si possa raggiungere per mantenere alte qualità e ricerca, per noi fondamentali. Le nostre radici teoriche affondano nell'architettura radicale anni Sessanta, che ci ha insegnato come si possa «brutalizzare» un'idea, per spingerla avanti e sperimentare». Ora sono al lavoro su un mega complesso commerciale e di servizio legato allo sport lungo viale Forlanini (per Fintecna e il Gruppo Percassi), che descrivono come «un prototipo su come costruire in relazione allo spazio pubblico, che in quell'area coincide col recupero del Parco Forlanini. Vogliamo fare in modo che il nostro progetto diventi un accesso al verde. Trovare un obiettivo urbano comune. E' questo che ci convince poco del progetto Garibaldi-Repubblica: nasce con una vocazione fortemente commerciale e basta, anche quando articola lo spazio di una piazza». In programma, anche un quartiere a residenza convenzionata libera da 20.000 mq in zona Comasina, e una torre al Quartiere Garibaldi. In attesa dell'inizio del piano integrato c'è poi un altro intervento in formato XL di Metrogramma (insieme a 51AA): il masterplan per l'area D3 di Rozzano, per il gruppo BrioschiCabassi.
MILANO - Fabbricanti futuro I registi del Pgt
I Metrogramma, un'azienda di architettura, hanno costruito meno architetti coetanei ma potrebbero avere un impatto massiccio sul futuro di Milano. Hanno lavorato sulla consulenza urbanistica e hanno vinto la gara per il nuovo Piano di Governo per il Territorio. Se il piano non viene approvato, dovranno ripartire da zero. I Metrogramma hanno ripetuto che a Milano serve un grande patto trasversale per la crescita della città. Vogliono stabilire aree invarianti per dare certezze per il futuro e salvaguardare spazio collettivo. Hanno anche lavorato su un progetto per il Parco Forlanini e un quartiere a residenza convenzionata.
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