Si vuole offrire ai giovani talenti di strada un percorso per sviluppare il loro estro. L'Urban Contest, nella cornice suggestiva del Circo Massimo, è una performance dal vivo di tredici tra i migliori "graffitari" nazionali. Poi si cercheranno 76 spazi permanenti Togliere i writer dalla palude dell'illegalità e del vandalismo. Come? Offrendo ai giovani artisti di strada un percorso per sviluppare il loro talento. E una scommessa ambiziosa, quella che il Campidoglio lancia con l'Urban Contest, organizzato da oggi a domenica 24 nella cornice suggestiva del Circo Massimo, una performance dal vivo di tredici tra i migliori "graffitari" nazionali che realizzeranno in pubblico le loro opere su pareti allestite per l'occasione. Il passo successivo è l'individuazione da parte del Comune di 4 «muri legali» per ogni municipio, in tutto 76 spazi, in cui gli artisti urbani possano sfogare liberamente la loro creatività. La presentazione dell'Urban Contest è stata l'occasione per la firma di un patto tra la città e i pittori metropolitani, rappresentati dall'associazione culturale Walls, una delle più importanti Acu (associazioni per la creatività urbana) promosse dal ministero della Gioventù: perché per salvaguardare il decoro urbano il Comune non vuole limitarsi alla repressione degli imbrattatori che verniciano case, autobus e metropolitane. L'idea è quella di dare spazi legali ai tanti ragazzi che - tra spray, stencil e poster - hanno trovato qui una palestra di creatività, una valvola di sfogo, un'occasione di socializzazione. Per questo il comune ha chiesto nelle scorse settimane ai writers di segnalare attraverso il sito www.urbancontest.it quegli spazi che possono diventare «muri legali» Tra una decina di giorni sarà reso noto l'elenco dei siti. Tre le condizioni: che il muro, di almeno 10 metri di lunghezza, sia di proprietà comunale; che sia facilmente accessibile; che abbia bisogno di riqualificazione perché degradato, magari proprio da grovigli di scritte. I «muri legali» saranno identificati da apposite targhe, per non scomparire sotto l'ennesima mano di vernice spray. Gli street artist che si cimentano nell'Urban Contest - i proventi delle opere vendute all'asta sabato andranno alla onlus Associazione per il Bambino in ospedale del Bambino Gesù e al servizio comunale per la ripulitura delle scritte. deturpanti - sono tutti esponenti di spicco della scena italiana: si tratta di 108, Agostino Iacurci, Dem, JBrock, Luca Barcellona, Lucamaleonte, Matteo Milaneschi, Sparki, Stand, Thoms, Uselessidea, Verbo. Con loro dipingeranno due writers particolari, Andrea "Haero" Fabellini e Angelo 142, che nella vita normale lavorano nella Polizia di Stato. «Credo sia importante iniziare a distinguere, come già si fa all'estero, tra vandalismo e street art», spiega Rocco Schiavone, organizzatore di Urban Contest come responsabile di 21 Grammi, società di produzione cinematografica, interessata inizialmente a un documentario sul fenomeno. «In Italia si tende a criminalizzare tutta la scena dei writers dice Schiavone ma ricordiamoci che anche Keith Haring e Jean-Michel Basquiat a NewYork hanno cominciato così. Riservare delle pareti ai writers potrebbe servire a recuperare zone degradate della città, portando colore e fantasia dove serve rompere il grigiore. È il ribaltamento del vandalismo che deturpa la città». Lo stesso Haring, d'altronde, invitato a Pisa nel 1989, dipinse i 180 metri quadri della parete esterna del Convento di Sant'Antonio. «Roma nel corso degli ultimi anni si è dotata di importantissimi spazi culturali aggiunge l'organizzatore dell'Urban Contest come l'Auditorium Parco della Musica, il Macro (Museo dell'arte contemporanea di Roma) , il Maxxi (Museo dell'arte del XXI secolo), la Pelanda, (i locali ristrutturati dove al mattatoio di Testaccio si pelavano i suini) per le mostre del Macro. Ora è il momento di creare per la street art un museo a cielo aperto». Già negli anni scorsi d'altronde nella Capitale ad alcuni street artist di valore e stata commissionata dalle Ferrovie dello Stato la decorazione di alcune grigie stazioni ferroviarie urbane: quella di Nuovo Salario, quella di Monte Mario, quella di Appiano al Trionfale. Ma anche carceri e ospedali. La strada perché i giovani creativi possano esprimersi evitando l'illegalità dunque è aperta. Ora c'e bisogno di dare continuità all'intervento. Gli addetti ai lavori non hanno dubbi: solo investendo in politiche giovanili e di riqualificazione urbana si potrà contrastare efficacemente il vandalismo. La sola repressione, pure indispensabile, non basterà mai. Investimenti costosi? Forse, ma sicuramente più redditizi dei tanti soldi spesi per ripulire dai "tag", le firme comprensibili solo alle "crew" (le squadre) dei graffitari, edifici e monumenti: Senza dimenticare, dicono punti sul vivo i writers, tutto il vandalismo degli slogan e degli insulti scambiati tra opposte tifoserie e schieramenti politici antitetici. Il messaggio è che l'illegalità, insomma, non conviene. Non solo, com'è ovvio, alla comunità. Ma nemmeno agli artisti di strada.