Mi dispiace, ma dovevo aspettarmelo, e in fondo credo che il caos, come la Babele, siano con ditoni favorevoli alla creatività. Non di meno devo rilevare che la giovane critica del manifesto, Arianna Di Genova, confonde paradossi e ragionamenti, così come confonde la passione con le urla (d'altra parte le urla, in Niccolò dell'Arca come in Munch, sono caratteri essenziali dell'invenzione artistica, che spesso nasce dalla rabbia e dalla tensione). Ma sono costretto a chiarire che non vi è nessuna contraddizione tra ciò che ho già dichiarato e scritto, e ciò che ho detto nella conferenza stampa di martedì. Infatti, resta mia intenzione, ampiamente ribadita, dimostrare che tutta l'arte è contemporanea, anche esponendo, a mia diretta cura, una sola opera di un artista classico, Mantegna, appunto, o Satumino Gatti. Altra cosa è documentare gli artisti viventi e operosi nella griglia di un inventario regionale, o di verificare, attraverso le loro segnalazioni, il rapporto fra uomini di cultura, scrittori, filosofi, musicisti, e gli artisti italiani, anche per celebrare opportunamente, come da mandato, in modo non provocatorio e capriccioso, il 150mo anniversario dell'Unità d'Italia. Nessuna contraddizione, dunque; se mai, un'integrazione. Devo inoltre puntualizzare, come possono testimoniare i numerosi osservatori e i giornalisti che hanno dato resoconto dell'incontro di martedì, che mi sarò anche accalorato, per entusiasmo, ma non ho certo urlato, come accade quando qualcuno mi attacca; e l'imprecisione della Di Genova è analoga a quella che le fa ridurre a «designer» il più grande architetto italiano, Luigi Caccia Dominioni. Non so poi se sarà «orgia di presenze», la presenza di circa dieci pittori, dieci scultori, dieci fotografi, dieci video-artisti, dieci designer, dieci ceramisti, dieci incisori, per ogni regione, e non invece una rispettosa documentazione della operosità creativa degli ultimi dieci anni. Quanto a quella che appare la mia contraddizione (anzi «confusione»): «l'anatema contro le leggi del mercato» e «l'aiuto di galleristi, mercanti privati» e collezionisti, essa è piuttosto una constatazione. Nessuna contraddizione, giacché si risolve invitando prima gli artisti (come faranno gli scrittori), i quali avranno, una volta scelti, i collezionisti e i galleristi che li seguiranno, non il contrario, come accade dove domina la mafia, che non è un mercato libero (in sé indifferente), ma un mercato controllato, dominato da poteri prevalenti. Aggiungo che, nonostante il pessimismo del direttore generale Lotti Ghetti, i finanziamenti pubblici ci sono. Ma l'articolo della Di Genova è tipico dei tempi. Appena qualcuno fa un bel disegno, indica principi generali, con un tentativo generoso (soprattutto rispetto ad artisti sempre esclusi), trova subito qualcun altro che cerca di sfregiarlo, con una straordinaria propensione allo scarabocchio.
il manifesto
22 Ottobre 2010
Posta prioritaria. La mia Biennale
VI
Vittorio Sgarbi
il manifesto
Il testo è un'intervista a un artista italiano, che risponde alle critiche di una giovane critica, Arianna Di Genova, che lo accusa di confondere paradossi e ragionamenti. L'artista afferma che non ci è contraddizione tra le sue dichiarazioni e le sue azioni, e che la sua intenzione è dimostrare che tutta l'arte è contemporanea, esponendo opere di artisti classici e viventi. L'artista si scaglia contro l'artista che ha scritto l'articolo di Di Genova, che lo accusa di ridurre a designer il grande architetto italiano, Luigi Caccia Dominioni.
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