«Buongiorno signore» (o signora, perché sarà pure una macchina ma sa riconoscere il sesso di chi le sta avanti). Un Giulio Cesare virtuale saluta i visitatori della VI edizione del Lu.Be.C. 2010, il salone della multimedialità e delle nuove tecnologie applicate ai beni culturali (promosso da Promo P.A. Fondazione, www.lubec.it) che si conclude oggi al Real Collegio di Lucca, una finestra sul futuro fatta di musei emozionali, di giardini virtuali, di «realtà aumentate», di reperti archeologici in 3D. Una realtà che, secondo uno studio dell'Università Bocconi, vale attualmente 13 miliardi di euro, ma che potrebbe arrivare a più di 50. C'è di tutto tra le proposte dei 150 espositori. E il bello è che molte di queste proposte sono già diventate realtà. Come la Biblioteca di Federico da Montefeltro che dopo 35o anni è tornata al Palazzo Ducale di Urbino grazie a un visual project che permette di scegliere un libro indicandolo con la mano. Come l'Uffizi Touch, il «primo quadro digitale e interattivo» che racchiude l'intero patrimonio artistico del museo fiorentino fatto di oltre 1.150 tesori «fissati» in alta risoluzione (Botticelli, Giotto, Michelangelo, Caravaggio). E ancora: la chiesa di Santa Barbara a Matera normalmente chiusa al pubblico ma comunque consultabile su pc, iPad e smartphone. Il virtuale è anche un'occasione per creare nuovi posti di lavoro visto che, come ha ricordato ieri Antonia Pasqua Recchia del Mibac, le oltre 900mila imprese che si occupano di beni culturali in Italia (creando un valore aggiunto di 167 miliardi di euro, il 12,7 del totale, dando lavoro a oltre 3,8 milioni di occupati) sembrano particolarmente disposte proprio ad investire in tecnologia. Forse l'Italia non è ancora al livello della Finlandia, paese ospite del Lu.Be.C, ma il futuro virtuale dei beni culturali appare già avanzato: il Dtc (Distretto tecnologico per i beni e le attività culturali) del Lazio nel 2011 farà ad esempio diventare realtà il progetto Futouring con tanto di pullman digitale e di realtà aumentata, ovvero spettacolarizzata, per siti eccellenti come il Palazzo Farnese a Caprarola o la Villa Lante a Bagnala. Mentre da tempo la Biblioteca Laurenziana di Firenze ha digitalizzato un milione e 350 mila pagine di manoscritti.