Lo scalo visto da Karrer, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici «Il Porto Vecchio è una risorsa incredibile per la città, ma anche un grande problema, perché l'enorme spazio pone questioni di animazione, di destinazioni d'uso e di radicamento. Cosi com'è ha un milione di metri cubi, che vuol dire una cittadina virtuale di 10mila abitanti». Francesco Karrer, presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, parla da urbanista ed esperto di pianificazione costiera, durante la visita di ieri pomeriggio in Porto Vecchio, seguita ai lavori di apertura, in mattinata al Museo Revoltella, del convegno "Port and industrial patrimonies in Friuli Venezia Giulia" organizzato dalla sezione di Trieste di Italia Nostra con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione CR-Trieste. La sensazione dal vivo offre un impatto notevole del comprensorio, ma Karrer non devia dalla sua analisi di tecnico. «Decisivo - sottolinea - è il progetto economico, che deve partire dalle destinazioni d'uso, le quali necessitano dell'integrazione e di un accompagnamento preventivo da parte della città». Gli estesi spazi del Porto Vecchio non lo lasciano comunque insensibile. «Sul vialone centrale - osserva - ci stanno due piazze di un nuovo pezzo di città. E' una dimensione urbana enorme che si affaccia sull'acqua». Proprio per questo sono da sconsigliare, quasi da vietare, interventi non preceduti da una dettagliata destinazione d'uso di tutta l'area. «Destinazione d'uso - osserva ancora il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici - fortemente condizionata dal singolo edificio. Bisogna pensare a una progettazione che tenga conto delle prestazioni che l'edificio consente in base alle sue caratteristiche tecniche e ai vincoli. Bisogna valutare in anticipo cibi che ogni fabbricato pub dare. Ma la destinazione d'uso - conclude - è condizionata anche dai flussi economici che un certo utilizzo potrà fornire». In mattinata, durante l'apertura del convegno al Museo Revoltella il sindaco Dipiazza ha lanciato un messaggio di fiducia sul futuro della riqualificazione. «Ho ricevuto assicurazioni dalla Soprintendenza - ha annunciato- sulle ultime firme per le concessioni. Con questo convegno parte la rinascita del Porto Vecchio». «Se investiremo e sapremo innovare - ha proseguito il sindaco - Trieste può ridiventare un porto importante, anche con il supporto del progetto Unicredit. Iniziato con l'intervento della presidente della sezione triestina di Italia Nostra, Giulia Giacomich e con l'illustrazione delle caratteristiche storico-architettoniche del Porto Vecchio da parte della studiosa Antonella Caroli, il convengo è entrato nel vivo con l'assessore regionale alla Cultura Elio De Anna che ha portato il saluto del presidente Renzo Tondo e dell'assessore alle Infrastrutture Riccardo Riccardi. " E' il momento di passare alle scelte - ha rilevato De Anna - . Il recupero del Porto Vecchio segna un nuovo rapporto fra la città e il porto". I saluti del ministro ai Beni culturali Sandro Bondi sono stati portati da Mario Lolli Ghetti direttore generale per l'Architettura del ministero dei Beni culturali. "Il lungo momento di abbandono del Porto Vecchio - ha affermato - deve fare riflettere in un momento, come questo, di grande attenzione internazionale per i waterfront Per fortuna adesso siamo a uno stato ottimale, gli studi sono stati completati e il complesso è vincolato per il suo interesse architettonico e monumentale. Ora deve partire il progetto. La volontà del ministero è che l'operazione vada a buon fine. Del rapporto tra Porto Vecchio e città ha parlato anche l'ex Soprintendente Roberto Di Paola secondo il quale "il master plan deve guidare la riappropriazione del Porto Vecchio da parte della città. Gli esempi non mancano e sono verificabili ad Amburgo, Londra, Buenos Aires e in altri porti».