Bella «Agorà», la pagina della cultura dell1'Avvenire di ieri. A parte l'intervista a Richard Meier, autore di una chiesa completamente priva di sacralità, più simile a un supermercato che a un edificio religioso, nelle due colonne di sinistra e di destra si incrociano i destini degli uomini di cultura del nostro tempo, per un capriccio del caso, credo, non per maliziosa intenzione del responsabile della pagina. Così, nell'editoriale, Dario Antiseri si interroga sugli «Intellettuali clarinetti del potere»; mentre, a destra, nella rubrica «Anzitutto», si offre un esempio di quella servile attitudine, così naturale e spontanea negli intellettuali di Sinistra. Non lo si vorrebbe credere, ma dieci firmatari (di cui solo cinque sono ricordati, ma bastano) indirizzano una petizione all'«Egregio» ministro Urbani (per una volta fuori del gregge) per dimostrargli la loro «approvazione per la realizzazione del progetto dell'architetto giapponese Arata Isozaki per la nuova uscita del Museo degli Uffizi». Perfettamente organici al potere che amministra la città, e del tutto indifferenti allo scempio immondo che quello stesso potere ha provocato con centinaia di metri cubi di cemento armato contro la Fortezza da Basso, i nostri virtuosi intellettuali di Sinistra si preoccupano che venga realizzato lo scempio che non c'è ancora. Questo gli importa. E non sono personalità di poco peso: Alberto Asor Rosa, Achille Bonito Oliva, Stefano Passigli, Giorgio Van Straten, Enzo Siciliano. Non poteva mancare, per questa orchestra di soli clarinetti, un direttore straniero, del tutto ignaro del problema, ma generoso nel regalare la propria firma; Zubin Mehta, Per loro, oltre alla «riqualificazione dell'area», sembra fondamentale non la difesa della città, ma il rispetto delle carte, nel pieno, notarile ossequio della burocrazia: «Un banco di prova per l'affidabilità del nostro Paese. Isozaki è il vincitore di un concorso e ha firmato un contratto». Così si esprime un vero intellettuale! Alla faccia di quei reazionari della Fallaci, di Zeffirelli e di Sgarbi, che non capiscono l'architettura contemporanea. A questi modelli di inarrivabile sensibilità estetica risponde, dall'altra colonna, Antiseri, ricordando un pensiero di Lord Acton, grande cattolico liberale, persino più reazionario di noi: «Nel corso della mia carriera spesso sono stato oggetto di diffamazione e di molte critiche... Mi dispiace solo di aver dato dolore a singole persone. Che io abbia offeso suscettibilità, ferito pregiudizi e contraddetto molte opinioni inveterate è come dire che ho lavorato onestamente e senza compromessi». Per una volta, se il ministro Urbani resisterà, questa posizione potrà valere anche per lui. Altrimenti finirà per essere come Bonito Oliva, nelle cui mani egli lascia incoscientemente la Certosa di Padula, monumento dello Stato profanato dai mercanti.
Il monotono organetto degli intellettuali organici
L'Avvenire ha pubblicato un articolo che critica gli intellettuali di Sinistra per aver firmato una petizione a favore del progetto dell'architetto giapponese Arata Isozaki per la nuova uscita del Museo degli Uffizi. L'articolo accusa gli intellettuali di essere servili e di non preoccuparsi per lo scempio che il progetto potrebbe provocare. L'articolo cita dieci firmatari, tra cui Alberto Asor Rosa, Achille Bonito Oliva e Stefano Passigli, e li accusa di essere indifferenti allo scempio. L'articolo anche critica il direttore della pagina, Dario Antiseri, per aver pubblicato un articolo che sembra essere stato scritto da un reazionario.
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