Nicola Nucci CAPANNORI. L'impianto di compostaggio si può realizzare nell'area industriale dell'ex azienda Forte, vicino al depuratore della Casa del Lupo, a sud dell'autostrada A11. È questa la proposta, supportata da uno studio tecnico, alternativa al sito della Lista-Poderacci, che gli autoconvocati hanno presentato nell'assemblea pubblica di martedì sera nella sala parrocchiale di Capannori. Una proposta che adesso sarà consegnata al sindaco Del Ghingaro e ai consiglieri affinché sia esaminata nella prossima commissione comunale sui rifiuti. Ma anche questa soluzione, spiegata nei dettagli da Eugenio Baronti (ex assessore e segretario di Sinistra per Capannori) presenta dei punti critici (vincoli di natura idraulica e urbanistica, e un vincolo archeologico). La questione, a questo punto, rischia di trasformasi in una lotta tra comitati paesani. Martedì sera, infatti, si sono presentanti alla riunione quattro rappresentanti di altrettanti comitati da Tassignano, Paganico, Colognora e S. Ginese, ovvero i quattro che avevano combattuto contro l'inceneritore e che ora si dicono contrari anche al compostaggio. Italia Nostra dice: «Il progetto rispetta quelle che erano le nostre richieste, a patto che la striscia di terreno in più necessaria per la realizzazione dell'impianto rispetti i vincoli presenti». «L'idea ci sembra ottima - dice Gianfranco Rosi, di "Capannori Insieme" - l'unica illustrata così nel dettaglio fino a questo momento. Gli aspetti positivi sono molteplici (non si consuma altro territorio e si riutilizzano capannoni dismessi). Per quanto riguarda le famiglie residenti nei pressi dell'area industriale, perché non dare loro dei vantaggi? Sconti sulle bollette energetiche, per esempio. È un sistema già applicato in altri Comuni». Secondo i promotori - sono molti punti di forza che consentirebbero di realizzare l'impianto (che tutti vogliono) in tempi brevi con un basso impatto sociale, economico ed ambientale. L'idea innovativa è collegare l'impianto di compostaggio al depuratore di Casa del Lupo (che sarà potenziato con un investimento di 37 milioni per trattare i fanghi che provocano cattivo odore) per smaltire i reflui del compostaggio e in vasche (digestori anaerobici) che non rilascerebbero alcun odore. Il sito in questione però non potrebbe ospitare un impianto da 50mila tonnellate (come prevede il piano provinciale) senza intaccare anche la fascia di terreno a sud dell'area e togliere quindi il vincolo archeologico su quei terreni a suo tempo individuati per l'inceneritore. L'integrazione dei due impianti ammortizzerebbe i costi e si andrebbe a produrre energia elettrica (600mila euro di ricavi), termica e ottimo compost. «Questo sito è lontano dai centri abitati con una distanza doppia rispetto alla Lista-Poderacci; è vicino al casello autostradale e al depuratore, in un'area industriale, quindi coerente col piano strutturale del Comune che pone come priorità il recupero di aree dimesse. Non si consuma nuovo territorio agricolo ed è distante dall'aeroporto». Per questi motivi è ritenuto il migliore tra quelli in esame. L'area però è privata e in vendita. Il Comune dovrebbe procedere ad un esproprio per interesse pubblico, molto più oneroso in quanto l'area è «a prevalente destinazione industriale satura». Il vincolo idraulico invece sarebbe ridotto dopo i lavori di messa in sicurezza per la realizzazione del casello del Frizzone. In sala sono presenti gli assessori provinciali Cavallaro e Rovai, l'assessore Fanucchi (Porcari), la presidente del consiglio comunale, Silvana Pisani, alcuni consiglieri del Pd e dell'opposizione.