30 reperti romani nel salotto di casa, denunciato pescatore tombarolo Ercolano: anfore e una colonna in buone condizioni destinate al mercato clandestino ERCOLANO. Un piccolo museo di antichissimi reperti d'epoca romana nel salotto di casa. Un 59enne pescatore in pensione aveva scelto una serie di oggetti di straordinaria importanza storica per arredare il suo appartamento in una palazzina nel centro di Ercolano. Anfore vinarie, incensieri d'argilla, vasetti per la conservazione dei profumi e addirittura i resti di una colonna romana erano esposti in bella mostra tra mobili, sedie e divani. Uno spettacolo unico, per chiunque visitasse l'abitazione dell'ex pescatore. Almeno fino a ieri, quando il pensionato ha ricevuto la visita delle Fiamme gialle. Dopo aver raccolto una serie di elementi investigativi, i militari della guardia di finanza della caserma di Portici agli ordini del comandante Filippo D'Albore hanno deciso di dare un'occhiata all'appartamento del1'ex-pescatore e si sono trovati difronte a una serie di reperti collocabili temporalmente tra il II secolo avanti Cristo e il III d.C: tredici anfore per il trasporto di vino e olio, un'anforetta per la conservazione di profumi, un incensiere in argilla chiara e una colonna. Tutto il materiale era stato molto probabilmente accumulato dal pensionato ercolanese nel corso della sua decennale attività di pescatore La collezione Oggetti risalenti al II e III secolo recuperati nei fondali di varie località del Mediterraneo e mai dichiarati nelle acque del Mediterraneo. Gli oggetti, infatti, non sono solo arredamenti delle residenze vesuviane di epoca romana, ma utensili rinvenuti in mare lungo le coste campane, sarde e calabresi. Nonostante l'antichità dei reperti, tutto il vasellame era custodito in ottimo stato di conservazione. In qualche caso, erano anche stati apportati piccoli interventi di restauro utilizzando un collante speciale indicato appositamente per l'argilla. Gli investigatori non escludono che gli oggetti potessero essere destinati alla vendita: «Sul mercato clandestino - spiegano i finanzieri - ogni pezzo potrebbe valere almeno cinquecento euro. La cifra non è altissima perché esistono parecchi reperti del genere rinvenuti in mare dai pescatori della zona. Ma chi non dichiara il possesso di questi reperti incorre in una sanzione penale». Il pescatore di Ercolano che aveva allestito un museo in casa, dunque, è stato denunciato a piede libero e rischia fino a tre armi di detenzione. A giudicarlo sarà il Tribunale di Napoli. Non si tratta della prima operazione del genere effettuata dalle Fiamme gialle nel territorio vesuviano: tutto il materiale recuperato in queste operazioni viene immediatamente confiscato e destinato alla Soprintendenza di Pompei.