In un'intervista recente, Gillo Dorfies, artista, saggista, docente universitario e critico d'arte, fondatore nel 1948 del Movimento per l'arte concreta, ha dichiarato che ultimamente il «buono non sa cosa farsene del bello e il bello si avvicina sempre più al cattivo». Ed è con questo spirito disincantato e ironico che oggi Dorfles viene a inaugurare il Festival della Creatività al cinema Odeon alle 15. Parlerà delle idee importanti per l'umanità, quelle che ci hanno cambiato la vita, insieme al filosofo e docente di estetica Aldo Colonetti, alla redazione di Alfabeta 2 e al presidente della Regione toscana Enrico Rossi. Allora, professore, qual è idea più importante per lo sviluppo dell'umanità? «Non c'è un'idea più importante delle altre, bisogna tenere conto di tutte: filosofiche, politiche, religiose». Cosa pensa di questa iniziativa? «Sono contento di venire a Firenze, ma mi dispiace che non sia più quella di una volta. Però quella odierna è una buona iniziativa, un momento per unire energie e idee». Cosa rimpiange della Firenze del passato? «Mi piaceva quando c'erano Bonsanti, Michelucci, il clima e il fervore delle Giubbe Rosse, del gabinetto Vieusseux, cose superate, ma che hanno lasciato un vuoto». Pensa che qualcuno abbia raccolto l'eredità culturale e creativa di quell'epoca? «Longhi, Spadolini, Chiari hanno fatto molto per Firenze e per l'Italia, ma non mi pare ci sia un ricambio sufficiente ». Quindi, da dove si potrebbe ripartire? «Difficile dare consigli, ma se a Firenze hanno fatto la stazione di Santa Maria Novella e la Chiesa dell'Autostrada e oggi non c'è niente è colpa degli uomini». Iniziative come quella odierna, che fa parte di un brain storming lungo quattro giorni, possano costituire un opportunità? «Può darsi, per esempio se i giovani vengono al dibattito è possibile abbiano stimoli per fare qualcosa di nuovo». Cosa pensa delle nuove generazioni, spesso accusate di essere apatiche? «Sono sempre ottimista e non mi pare ci sia da parlar male dei giovani di oggi. Purtroppo se c'è poca creatività non è colpa degli uomini, ma delle istituzioni» In che senso? «Se si riducono le scuole, si tolgono le cattedre e si diminuisce l'istruzione, i giovani peggioreranno sempre più. E' un momento dove l'entusiasmo giovanile è diminuito rispetto agli anni Sessanta e Settanta ma direi che i giovani sono poco aiutati e questo influisce, la mancanza di aiuti impoverisce le attività culturali». Come vede il panorama artistico italiano oggi? «Mi pare molto vivace sia nelle arti visive sia in quelle musicali, un po' meno nella letteratura. Ma non sono pessimista». Lei ha compiuto cento anni lo scorso aprile. Come si fa ad arrivarci così in forma? «Perché faccio oggi quello che facevo trenta anni fa. Forse lo faccio anche male, ma non me ne accorgo».