Il percorso sotterraneo verrà inaugurato sabato. Un cronista del Mattino l'ha visitato in anteprima: ecco emozioni e curiosità Viaggio nel ventre di Chiaia tra simboli dei pozzari statue e ricoveri di guerra «Noi vivi»: è un sospiro di sollievo, un urlo liberatorio, inciso sulla parete del rifugio di Chiaia con un carboncino. C'è anche una data «26 aprile 1943, allarme delle 13,20». Il tuffo dentro al rifugio di guerra, conservato intatto nel cuore di Napoli, è una delle imprevedibili sorprese del Tunnel Borbonico che, finalmente, apre alla città. Non più luogo esclusivo per geologi e speleologi ma finestra aperta sul passato, a disposizione dei napoletani e dei turisti. Sabato e domenica l'inaugurazione con ingresso riservato agli invitati. Apertura ufficiale al pubblico a partire dal successivo week end, dal 29 ottobre, con ingresso da vico del Grottone, alle spalle di piazza del Plebiscito, entrando in un basso che fino alla scorsa primavera era uno studio veterinario e che oggi è la «porta» per le viscere della città. Anche quella dello studio veterinario è una delle storie affascinanti del Tunnel che Ferdinando di Borbone volle nel 1853 e che non fu mai portato a conclusione. La scorsa primavera, la dottoressa che occupava quel terraneo senti qualcuno che bussava: si rese conto che non c' era nessuno fuori della porta e che quel «toctoc» veniva dal sottosuolo dove i geologi guidati dall'inesauribile Gianluca Minin stavano esplorando le cavità. La dottoressa diede il permesso di aprire un varco, si rese conto dell'eccezionalità dell'evento, lasciò il suo amato studio a quei «matti» che erano spuntati dal pavimento e che inseguivano il sogno di portare lì sotto i turisti. Oggi il sogno da «matti» di Gianluca Minin e del suo strettissimo collaboratore Enzo De Luzio, è diventato realtà. E in anteprima il Mattino ha potuto percorrere il tunnel per raccontare sensazioni ed emozioni del viaggio che, fra qualche giorno, potranno compiere anche i visitatori. In attesa dell'apertura su via Morelli, a conclusione dei lavori del garage, l'unico ingresso è quello di via del Grottone. Otto rampe di scale conducono nelle viscere della città e consentono di scoprire segreti affascinanti. Quel tunnel, iniziato a metà '800 per consentire lo spostamento delle truppe borboniche dal palazzo reale alla caserma di via della Pace, oggi via Morelli, non è stato mai concluso ed è stato utilizzato per anni come deposito giudiziario del Comune. Molti già sanno che lì dentro sono conservati reperti di auto e moto antiche che sono rimaste prigioniere del tunnel e che, oggi, sono esposte in maniera affascinante. Merito di una illuminazione ben congegnata e affatto invasiva. Non tutti, invece, conoscono gli altri segreti del tunnel Borbonico. Il percorso, ampio e confortevole, passa sotto al monte Echia e si infila in antiche cisterne dell'acquedotto settecentesco, sbuca in saloni grandi come cattedrali che furono utilizzati come rifugi di guerra, si dirama in gallerie che conducono a luoghi segreti, si allunga fino al punto dove furono abbandonate le statue fasciste smontate dalle piazze della città. Dietro un angolo spunta l'incisione di un tempio; alla base di una scala si scorge il «segnale stradale» dei pozzari: il disegno di una montagna sovrastata da una croce. Significava «siete arrivati a Monte di Dio». Lungo il percorso le guide raccontano storie antiche, illustrano ogni particolare, consentono di rivivere emozioni d'altri tempi. Oggi tutto è perfetto, ma quando cinque armi fa il geologo Gianluca Minin, ideatore del progetto, entrò perla prima volta qui dentro, la situazione era drammatica. Rifiuti, dissesti, abbandono: ci sono voluti duemila giorni e la passione di tanti volontari per trasformare quel tunnel abbandonato nel luogo magico che è ora. Quei volontari meritano una citazione, per voi lettori sarà un semplice elenco di nomi; quando visiterete il tunnel, vi renderete conto che meritano il ringraziamento della città: i soci dell'associazione Borbonica Sotterranea Gianluca Minin, Enzo De Luzio, Paolo Sola, Marco Ruocco; i volontari Matilde Minervini, Fidelio De Rienzo, Venia Ferraro, Raffaele Gatta, Francesca Ruggiano, Viviana Costabile, Laura Abbruzzese, Arcangelo Bianco, Mena Martino, Gianluca Guarino, Francesco Minervini, Olimpia del Falco, Simona Sapignoli, Ugo Cataldi, Cristina Apollo, Tutti Albanese, Claudio Ferraro, Ninni Magliulo, Marco Luongo, Alessia Furia, Marco Perillo, Gianluca Imparato, Venia de Simone.