La Manta era il feudo della dinastia dei Saluzzo. La loro residenza, del XV secolo, rimase della famiglia sino all'estinzione nel 1793. Ha una facciata austera contrapposta alla raffinatezza degli interni, tra i quali spicca la Camera di Michele Antonio con un soffitto a cassettoni, decorato con oro zecchino. Diventata ospedale, la residenza cadde in rovina sino alla donazione al Fai (Fondo per l'ambiente italiano) nel 1984. Fai che ieri ne ha concluso l'intervento di recupero con la riapertura dell'annessa cascina a ristorante (progetto di Paolo Pejrone). Il presidente onorario del Fai, Giulia Maria Crespi, ha colto l'occasione per lanciare un nuovo appello perla tutela del paesaggio. Con due priorità: salvare i parchi e creare dei circuiti turistici, evitando che gli stranieri si concentrino nelle sedi arcinote. «In Italia i parchi nazionali sono 24 e stanno morendo perché si è passati da un finanziamento di 54 milioni all'anno, che era insufficiente, ad uno di 30. Poi abbiamo circa 150 parchi regionali, ma le Regioni non danno un soldo perché sono impegnate a costruire grattacieli». Sotto accusa ci sono le politiche del turismo. «Bisogna lanciare un turismo locale attraverso la creazione di circuiti che consentano ai piccoli paesi di avere delle entrate. In Italia abbiamo cibo, artigianato, paesaggio e opere di altissima qualità, superiori a quelle di altri Paesi, ma non sappiamo costruire circuiti. Qui a Saluzzo ne va promosso uno partendo dalla Manta; un altro può sorgere a Masino». Ci vorrebbe un federalismo dei beni culturali... «il federalismo va bene, ma non a livello politico se spacca il Paese. Anche Regioni e Provincie possono occuparsi di questi circuiti Ma il problema è il ministero del turismo, in mani inadeguate. Bisogna passare dalla promozione di un turismo veloce ad uno lento. Bisogna realizzare pieghevoli per far conoscere all'estero l'esistenza di questi percorsi». Ma il passaggio dal turismo rock al turismo slow costa. «L'Italia dei circuiti non funziona perché i finanziamenti vanno per costruire il ponte sullo Stretto di Messina». Ma quello è in autofinanziamento, «In questo momento l'industria non fiorisce: è importante mantenere l'Italia grazie al turismo».