Sgarbi: non si colgono le opportunità di quest'area, la questione va posta all'attenzione internazionale Si apre stamattina alle 10 nell'auditorium del Museo Revoltella il convegno internazionale sui Patrimoni portuali industriali in Friuli Venezia Giulia organizzato da Italia Nostra. Tra gli interventi previsti anche quelli di Francesco Karrer presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e di Mario Lolli Ghetti direttore generale del Ministero dei Beni culturali. Questo pomeriggio dalle 17 nella sala convegni della Lega navale è invece in programma la tavola rotonda sul tema 'Scenari fu- turi per il Porto Vecchio di Trieste e il Polo museale". Domani mattina dalle 9 nella sala maggiore della Camera di commercio il convegno su "Waterfront urbani e patrimonio culturale dei porti storici". Frattanto Antonella Caroli, organizzatrice del convegno, precisa che «l'Autorità portuale non è stata coinvolta perché in questi anni non siamo riusciti a instaurare un livello di collaborazione, ma anche perché sui temi dei waterfront e del Polo museale ci sono forti divergenze». Vittorio Sgarbi sarà presente al meeting sui waterfront domani, alla Camera di commercio. La presenza di esperti e relatori internazionali potrà, secondo lei, segnare una svolta nel modo di considerare quest'area della città? Del Porto Vecchio non capisco bene il destino. La città dovrebbe esserne orgogliosa. I vincoli che ho posto ormai quasi dieci anni fa dovevano stimolare lo sviluppo, e invece... E un'area così vasta che il problema del Porto Vecchio potrebbe essere una questione di Stato. Mi stupisce l'inconsapevolezza dello Stato delle potenzialità di questa area. Pensare di investire in quell'area supera le nostre forze, bisogna portare il problema all'attenzione internazionale, come mi sembra di capire intenda fare questo convegno. Nel 2001, come sottosegretario ai Beni culturali, lei pose sugli edifici del Porto Vecchio i vincoli di tutela. Come ricorda quel periodo piuttosto burrascoso? C'era il progetto di Stefano Boeri, ora candidato alle primarie per il Comune di Milano, la cui idea era di buttare giù mezzo Porto Vecchio. Ci fu molto stupore perché intervenni con vincoli così pesanti sull'area. Forse non se ne capiva l'importanza, date le condizioni di trascuratezza in cui versava, e in cui versa ancora oggi per gran parte. Allora chiamai Mario Botta, che elaborò un progetto tenendo conto dei vincoli. Nel mondo è una cosa normale. Vennero manifestate delle obiezioni, ma poco significative, che anzi sono servite a sottolineare l'importanza dell'area. Adesso lei arriva al convegno con la proposta di destinare il prossimo anno due magazzini del Porto Vecchio al progetto della Biennale "diffusa" che verrà realizzata nel 2011 per i 150 anni dell'unità d'Italia. Chiederò di utilizzare i magazzini 24 e 25 per questa Biennale. L'idea è di una Biennale che da Venezia si espande in tutte le regioni, con tutta l'Italia animata da padiglioni dell'arte. E' la cosa più confacente per il Porto Vecchio, che presenta spazi industriali affini a quelli dell'Arsenale di Venezia. Da giugno a novembre 2011 il Porto Vecchio sarà un faro dell'arte. Durante il convegno andrò a vedere questi magazzini, per fare una verifica delle possibilità concrete. Si tratta di capire come gli hangar possano essere adattati ad accogliere le opere di artisti internazionali, ma anche del Friuli Venezia Giulia. Pensando anche a Trieste per questa Biennale mi è venuto spontaneo puntare sul Porto Vecchio, perché attraverso l'esposizione e il flusso turistico che essa richiamerà se ne possa capire l'importanza e quell' area trovi un proprio destino. Biennale a parte, che altre possibilità di riutilizzo vede per il Porto Vecchio? Se avessero trovato un accordo con l'Expo di Milano avrebbe potuto essere una bella avventura. Dipenderà dai prossimi sindaci di Trieste e del capoluogo lombardo, può darsi che qualcosa si faccia. Anche se c'è molta distanza fra Trieste e Milano il Porto Vecchio meriterebbe una legge speciale per coinvolgerlo nell' Expo del 2015. E' una delle tre, quattro aree in Italia su cui scommettere. Con l'apertura dell'Europa verso Est il Porto Vecchio potrebbe trovare slancio, essere un primo avamposto dell'unità europea per chi arriva dall'Europa orientale. Occorre però una visione non locale ma nazionale; non so quale ministro potrebbe esprimerla. Altre soluzioni per riportare il Porto Vecchio a nuova vita? Dovrebbe essere un'area di sviluppo della città. E' inutile edificare in nuove aree quando c'è già il Porto Vecchio. Occorre però che ci sia, di fondo, una filosofia di sviluppo della città. Di iniziative se ne possono fare tante... Fa pensare la totale distrazione dello Stato centrale. E con la situazione economica attuale, occorrono investitori privati e consapevolezza dell' importanza dell'area. Ad esempio il Porto Vecchio è un outlet naturale. Piaccia o non piaccia, gli outlet sono aree di attrazione molto forti. A suo tempo avevo fatto una proposta a chi aveva realizzato l'outlet di Valmontone, nei pressi di Roma, ma poi il discorso è caduto. Che il Porto Vecchio sia pronto per attività commerciali rivolte al mercato sloveno e croato è un'altra idea che non mi sembra peregrina.