La più bella mostra di architettura che si sia mai vista nel XX secolo» proclama con sommesso trionfalismo Gae Aulenti, che ha allestito "ArtiArchitettura 1900-2000", la mostra inaugurata ieri mattina a Palazzo Ducale. «Peccato che siamo nel XX1 secolo...» commenta sarcastico un collega giornalista di Venezia arrivato sotto la Lanterna per raccontare una rassegna che, nonostante le puntualizzazioni e le rassicurazioni di Germano Celant, è entrata "in competizione" con la Biennale veneziana. Creando evidentemente qualche apprensione nella Laguna abituata a non avere rivali nell'arte contemporanea. Ieri Genova, come era già accaduto per Rubens, è stata presa d'assalto da sciami di giornalisti, galleristi e collezionisti che hanno voluto ficcare il naso dietro le quinte di questa grande kermesse che ha trasformato l'arte in spettacolo sfavillante e in evento mediatico e l'ha fatta debordare dai palazzi lungo le strade, nelle piazze, nei cortili. Più di mille opere distribuite su una superficie di 4, mila metri quadrati. «Abbiamo utilizzato ogni anfratto, ogni angolo del Palazzo sconfinando allegramente in città e in periferia» ha annunciato Celant che ha curato la mostra, la più grande, ha ammesso, tra quelle da lui realizzate. È davvero una mostra speciale quella che ieri è stata aperta e che rappresenta l'acuto finale di questa sinfonia del 2004 che ha richiamato a Genova quasi 7 mila visitatori al giorno e ha assicurato sino ad oggi un "indotto" turistico di 20 milioni di euro. Intanto perché è una mostra in continuo divenire, un "work in progress" come dicono gli americani e come era evidente a tutti coloro che ieri mattina salivano le scale di Palazzo Ducale. Dove una nuvola in fibra di vetro e titanio, opera di Inigo Mangiano-Ovalie, galleggia nell'aria ad aprire i fantasmaforici orizzonti della rassegna. Un via-vai di operai, alcuni imprecanti, che trasferivano da una stanza all'altra fragilissimi e pesantissimi carichi, opere in arrivo da ogni parte del mondo e ancora da togliere dagli imballaggi, cartellini da incollare sotto le opere, indicazioni da sistemare. E' un laboratorio febbrile quello del Ducale che sforna a getto continuo idee e creatività. Dopo aver celebrato a lungo il suo passato, Genova si apre all'oggi, cioè all'arte contemporanea, e, dunque, si interroga sul futuro. Dopo le mostre di Villa Croce e dei Magazzini del Cotone, la città lancia dunque un segnale forte e si candida ad esplorare i nuovi territori dell'architettura liberata dalla camicia di forza della neutralità artistica e della "funzione sociale" e diventata segno, soggettività, presenza dirompente nel paesaggio. L'ArtiArchitettura che irrompe nelle sale, nelle strade e nell'immaginario e ci costringe a ripensare gli spazi urbani ha davvero una energia esplosiva. Come dimostra il gigantesco pesce nel salone del Ducale, le case con le fondamenta verso il cielo, l'utopia che diventa realtà E' un mondo sottosopra governato dalla fantasia quello tenuto a battesimo dalla mostra del Ducale, la quattordicesima. Un record. «Sono orgoglioso dì Genova e del contributo che da al panoramna artistico nazionale» ha detto il sindaco Giuseppe Penai. E poco dopo gli ha fatto eco l'amministratore di GeNova 2004 Enrico Da Molo, manifestando analoga soddisfazione e ottimismo per il futuro. Con questo grande evento del 2004 la città propone un percorso suggestivo dell'architettura nel mondo e dei suoi rapporti con tutte le altre forme d'arte: dalla pittura alla scultura al cinema alla fotografia. «Quattromila metri quadrati senza noia» è lo spot della mostra coniato da Gae Aulenti. E Lorenzo Caselli, presidente della Compagnia di San Paolo, sponsor del 2004, ha fornito una immaginifica lettura della rassegna: «Ci costringe a ripensare l'effimero nelle nostre città». Ha poi reso omaggio ai profondi cambiamenti che hanno migliorato e arricchito la città. E ha confermato l'impegno della sua banca a sostenere anche nel 2005 la sfida di Genova nel campo della cultura. Dopo i "ripensamenti" della Fondazione della Carige, intenzionata a chiudere i rubinetti per progetti turistico-culturali e a investire nel sociale (categorie più deboli, studenti, etc.), l'annuncio di Caselli, forse, ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli uomini del 2004. I quali, comunque, sono riusciti a mettere in campo un composito schieramento di sponsor (ma Celant preferisce chiamarli co-produttori). E nella grande mostra inaugurata ieri e costata 5 milioni e duecentomila euro Celant non ha mancato di puntualizzarlo non c'è una sola lira uscita dalla tasche dei genovesi.
Genova e il mondo sottosopra
La mostra "ArtiArchitettura 1900-2000" è stata inaugurata a Palazzo Ducale a Genova. La mostra, curata da Germano Celant, presenta oltre 1.000 opere di architettura e design distribuite su 4.000 metri quadrati. La mostra è stata descritta come "un laboratorio febbrile" e come un "work in progress" a causa della sua natura in continua evoluzione. La mostra ha attirato oltre 7.000 visitatori al giorno e ha generato un "indotto" turistico di 20 milioni di euro. La mostra è stata descritta come un evento mediatico e come un'esperienza artistica sfavillante.
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