Una pergamena rovinata dal tempo, monete antiche. Un ritrovamento importante, quello dello scrigno sotto la statua dedicata Camillo Benso conte di Cavour. Ma un ritrovamento rovinato da una lite «tragicomica» durante la cerimonia pubblica: nella foto il sindaco Alemanno, dietro il quale, sorridente, c'è il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro. Sovrintendenza comunale e statale si sono contese i cimeli senza risparmio di colpi (e anche di brutte figure). Ad assistere alla scena da film alla Totò i carabinieri in borghese che presidiavano il cantiere di piazza Cavour proprio per la celebrazione del ritrovamento. Alla fine una decisione a metà salomonica e all'italiana. I preziosi cimeli andranno prima alla Soprintendenza statale poi ai Musei Capitolini. Per loro non c'è pace neanche dopo più di un secolo Chiamati i carabinieri per vigilare su pergamene e antiche monete. Poi decisione salomonica: un po' per uno Segreto di Cavour con lite alla Totò «I cimeli sono nostri»: rissa pubblica tra Sovrintendenza comunale e statale La pergamena è rovinata dal tempo e per il momento illeggibile, le monete d'oro ossidate, il tappo a tenuta è saltato. Eppure, sulle povere «spoglie» di Camillo Benso conte di Cavour, ritrovate sotto la statua a lui dedicata durante gli scavi per il parcheggio sulla piazza del cinema Adriano, si è consumata una battaglia senza esclusioni di colpi, a colpi di lettere, aggettivi, insulti più o meno velati, conflitti istituzionali. La cerimonia dell'apertura della prima pietra della statua, posizionata nel 1885, era appena finita (nel cilindro, una pergamena di Umberto I e qualche moneta d'oro e d'argento), quando dentro al cantiere è scattato il secondo atto: la lite tra Sovrintendenza comunale e quella statale. Motivo del contendere, chi dovesse portare fuori i «resti» di Cavour, per custodirli e permettere ai tecnici di aprire la pergamena in un laboratorio attrezzato. Sull'immaginario ring, da una parte il sovrintendente del Campidoglio Umberto Broccoli, l'assessore Umberto Croppi, i responsabili dei Musei Capitolini. Dall'altra, una funzionaria del Ministero Beni Culturali, che aveva l'imprimatur di Anna Maria Moretti, neo soprintendente ai Beni archeologici. «Da qui, senza lo scrigno di Cavour, non ce ne andiamo», diceva una. «E allora scriviamo che portate via una cosa su cui c'è scritto SPQR, e quindi è del Comune», ribattevano gli altri. Una scena da film di Totò, coi protagonisti ad affannarsi sotto la statua, appoggiandosi per scrivere sulla prima pietra del monumento. «Scriviamo che ritiriamo noi lo scrigno di Cavour», dicevano quelli del Mibac. «Già, e da chi la prendete?», rispondevano gli uomini del Comune. Broccoli, assistendo alla scena, parafrasava un detto latino: «Sic transit gloria... Gaynor». A rimarcare che tutta la situazione era alquanto grottesca. Il problema, inizialmente, nasce per degli inviti mancanti: il Comune, organizzando la cerimonia di ieri, aveva tralasciato sia il Ministero che il XVII Municipio. Incidente diplomatico poi riparato, ma al Collegio Romano se la sono presa. E la Moretti ha scritto una lettera di fuoco, indirizzata a Comune e addirittura ai carabinieri. «Dovete consegnarci quei reperti», la sintesi della missiva. Dalle parole, il Ministero era pronto a passare ai fatti: ieri mattina, infatti, a «presidiare» il cantiere c'erano anche degli uomini dell'Arma in borghese. Alla fine, dopo mille trattative (e un paio di telefonate di fuoco, una tra Broccoli e la Moretti, l'altra tra Alemanno e il sottosegretario Giro), la battaglia sui resti di Cavour si è conclusa all'italiana: la pergamena e le monete andranno prima in Soprintendenza statale, poi verranno trasferite ai Capitolini. Il tutto nero su bianco, come da verbale redatto su, un foglio A4, sotto la statua dello statista piemontese, capace di unire l'Italia ma impotente di fronte alle gelosie e le lotte delle sue istituzioni.
Roma. Lite fra Sovrintendenze. Il segreto di Cavour e la rissa
Durante una cerimonia pubblica per l'apertura della prima pietra della statua di Camillo Benso conte di Cavour, è scoppiata una lite tra la Sovrintendenza comunale e quella statale su chi dovesse portare fuori lo scrigno di Cavour, contenente una pergamena rovinata dal tempo e monete antiche. La lite è stata caratterizzata da insulti e conflitti istituzionali, con entrambe le parti affermare di avere il diritto di custodire i reperti. Dopo mille trattative, è stato deciso che la pergamena e le monete andranno prima in Soprintendenza statale, poi verranno trasferite ai Musei Capitolini.
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