Inchiesta sulle piscine dei Mondiali Il Tribunale dissequestra lAquaniene Riaperta. Per la piscina raccomandata da tutte le giunte, lAquaniene di Giovanni Malagò, arriva il secondo dissequestro. Lultimo era durato 80 giorni. Oggi, in via della Moschea, possono ripartire i corsi nuoto. Il gip Donatella Pavone, ha considerato sufficiente lultima relazione del Comune di Roma sulla sostenibilità urbanistica in deroga agli indici di fabbricabilità. MALAGò, per le tre piscine più store dellAdidas, aveva costruito su unarea di 9 mila metri quadrati invece dei 3 mila disponibili, successivi allargamenti possibili grazie alla Protezione civile. La nuova relazione comunale afferma ora che gli standard urbanistici nel II Municipio sono superiori a quelli richiesti dal Piano regolatore e concede lagibilità. Il pm Sergio Colaiocco non si è opposto allultima istanza difensiva e lAquaniene, così, è tornato a disposizione del Circolo Canottieri Aniene. Restano sotto sequestro sette strutture. Il sindaco Gianni Alemanno ha commentato: «Tutta la città ha tirato un sospiro di sollievo perché questo impianto è importante per lo sport romano e le famiglie». Il pd Riccardo Corbucci, alfiere della battaglia contro gli abusi dei Mondiali di nuoto, attacca: «Il provvedimento di dissequestro è stato reso possibile dalla mistificazione della realtà da parte del Comune di Roma che ha considerato privi di impatto urbanistico 6 mila metri quadrati realizzati senza permesso per costruire». Il 5 aprile 2011 la prima udienza del "processo piscine": a giudizio ci sono 33 persone.