Dopo l'appello del cardinale Tettamanzi il presidente della Veneranda Fabbrica quantifica i fondi necessari per ridare lustro alla cattedrale cittadina La Guglia maggiore imbragata e pericolante, provata dalle intemperie e da un inquinamento che era al di là dell'immaginabile quando Gian Galeazzo Visconti scelse il delicato marmo biancorosa delle cave di Candoglia per edificare la cattedrale voluta (e pagata) dai milanesi. Ma di guglie sul Duomo ce ne sono altre 132, altrettanto esposte e bisognose di monitoraggio, ritocchi e messa in sicurezza. E poi il Museo, chiuso da più di cinque anni, da aprire entro il 2012 per accogliere Papa Ratzinger nell'anno della famiglia. Dopo le parole maestose dell'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, nel suo appello alle istituzioni e ai milanesi a sostenere anche economicamente le «pietre vive» della cattedrale, arriva la matematica del presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo Angelo Caloia. Che parla di «venti milioni di euro in tre anni» solo per sistemare "tetto" e museo. Le istituzioni (Comune, Provincia, Regione e Ministero dei beni culturali) ne hanno stanziati 3,7, altri 400 mila li ha raccolti la Camera di Commercio. Si aggiunge alla voce spese, invece, un'ulteriore uscita di 8 milioni e mezzo di euro: è il costo annuale della manutenzione ordinaria della cattedrale. Corollario, urge che il premier Silvio Berlusconi mantenga la promessa formulata in cima al Duomo mesi fa: ripristinare il finanziamento statale da cinque milioni di euro l'anno, che non arriva più dal 2009. «Ci dicono che l'iter procede», dice Caloia, e confida nel ritorno dell'«entrata fissa», magari entro la fine dell'anno. Il presidente mette in ordine i problemi: «C'è l'emergenza che tutti conoscono, quella della guglia maggiore: l'ultimo restauro risale al 1962, è indispensabile intervenire al più presto con il consolidamento». Otto milioni di euro, «forse anche nove», e si può salire tranquillamente a «dieci-dodici» perché «anche le guglie minori necessitano di revisione». E sono più di 130, «simili a spilli svettanti verso il cielo. Come possono resistere nel tempo senza un lavoro certosino?». Fin qui «le urgenze fisiche». Ma ci sono altri aspetti nel «sistema Duomo, che prosegue dalle terrazze al sottosagrato», fino al restauro del museo. Un volano per quell'altra operazione, impalpabile, che si chiama «valorizzazione»: della cattedrale, del suo tesoro, dell'archivio «che contiene documentazione di assoluto rilievo» e «con le tecnologie informatiche potrebbe essere consultato attraverso un apposito servizio nel museo», dell'organo che tornerà alla ribalta con un programma di serate-evento, della Cappella musicale, «da mettere in contatto con quelle delle altre cattedrali gotiche europee». Ci SONO SCADENZE: il Papa nel 2012, i millesettecento anni dall'Editto di Costantino nel 2013, l'Expo nel 2015. L'anno prossimo, l'Unità d'Italia: «Abbiamo già in programma un evento: il 15 luglio, i "Lombardi alla prima Crociata" di Giuseppe Verdi sulle guglie» . E c'è la chiusura dei conti, con uscite «dell'ordine dei 15 milioni di euro, coperte per ora a livello di dieci. Da questo punto di vista conclude Caloia il nostro problema più rilevante è dare gambe solide al bilancio annuale. Sono convinto che, da milanese, il presidente del Consiglio non possa che onorare la promessa. Spero faccia presto».