Teulada, capo Malfatano, in Sardegna. Luogo fino a oggi selvaggio e incontaminato, ora attaccato da un mega cantiere, vince la "palma nera"; la fascia sul mare di Savona conquista la seconda posizione; terza la costiera amalfitana, quella sorrentina e del Cilento, aggredita da speculazioni e abusivismi; quarte le pinete di Castiglion della Pescaia nella Maremma toscana, dove si costruisce troppo. Sono i primi posti di una classifica che nessuno vorrebbe stilare e che invece Italia Nostra ha voluto documentare avvertendo: i paesaggi della costa italiana sono a rischio quando non sono già devastati. Erosioni della spiaggia, costruzioni invasive, cemento a due passi dal mare, abusivismo sono tra i mali più frequenti. L'associazione ha preparato un libro bianco con i 50 casi più drammatici ma dove forse qualche speranza rimane. Perciò lancia una campagna dal 19 al 24 ottobre chiamata "Settimana nazionale di paesaggi sensibili dedicata ai Paesaggi di costa". Con incontri, visite guidate, convegni e quant'altro per far capire a tutti, dai mass media ai cittadini, che il mare e le sue coste sono belle, ma troppo spesso assalite per favorire interessi privati. Dopo anni di traversie interne e laceranti l'associazione si sta risollevando. Ora la presiede Alessandra Mottola Molfino, storica dell'arte che, ad esempio, si è segnalata per una cura e un'attenzione notevole quando ha diretto il museo Poldi Pezzoli di Milano. "Da giugno migliaia di volontari hanno monitorato 8mila chilometri di costa per scovare i paesaggi più a rischio. Li abbiamo adottati per proteggerli. Gli strumetni legislativi per proteggerli in realtà esistono. Ma poi i luoghi non si proteggono". Perché condoni e interventi privati svuotano di fatto ogni legge. Elio Garzillo, già soprintendente, viene dalla Sardegna la mette giù dura: "Vediamo orrori ed errori per una malsana gestione del territorio. La situazione di Capo Teulada è tragica: il cantiere è inaccessibile, direi militarizzato, si costruisce qualcosa di enorme per quel luogo, di spropositato. Con la promessa di posti di lavoro". Garzillo dà le dimensioni: "150mila metri cubi in una zona selvaggia e verde. Devastante". Con la precedente giunta "ci eravamo appena procurati un piano paesaggistico che ce lo vogliono smontare", scrivono gli associati sardi di Italia Nostra. Eppure esiste il Codice dei beni culturali. Soprattutto nella stesura voluta da Salvatore Settis, mette paletti ed è ben pensato e congegnato. La risposta di Italia Nostra è lapidaria: quel Codice è ottimo ed è uno dei migliori testi possibili, soltanto che viene aggirato, ignorato. "La pianificazione del paesaggio è la madre di tutte le battaglie", osserva Garzillo. Verissimo. Però, aggiungiamo noi, le soprintendenze e le direzioni regionali dei beni culturali vengono da tempo svuotate inesorabilmente di mezzi e personale: pur a fronte di errori e concessioni fin troppo generose soprattutto in passato, oggi non ce la fanno proprio a controllare il territorio, a tenere il passo. E' volonta politica, se no è inerzia, quella che impedisce a molti tecnici dei beni culturali di agire come vorrebbero. "Serve una reazione interviene Mottola Molfino Facciamo un appello a tutti i cittadini. Dobbiamo riprenderci le coste e i loro paesaggi. Dal sud al nord".
SARDEGNA - Coste avvelenate e aggredite In Sardegna la "palma nera"
L'associazione Italia Nostra ha pubblicato un libro bianco con 50 casi di paesaggi sensibili in pericolo, tra cui la Sardegna, la costa amalfitana e la Maremma toscana. La classifica mostra che i paesaggi della costa italiana sono a rischio per l'erosione della spiaggia, le costruzioni invasive e l'abusivismo. L'associazione lancia una campagna per sensibilizzare i cittadini e i mass media sul problema e per far capire che il mare e le sue coste sono belle, ma troppo spesso assalite per favorire interessi privati. La presiedente di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino, chiede di riprendere le coste e i loro paesaggi.
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