SABATO 16 OTTOBRE 2010 Sarà restaurato il "San Sebastiano", copia di un originale perduto. Scende in campo il Comune C'è un Caravaggio nel Duomo di Como? Un originale quasi certamente no. Ma una copia preziosa tutta da studiare sì. Tanto che si sta già facendo avanti il Comune per sostenerne il restauro. Nell'anno che celebra il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi, i riflettori tornano a brillare in terra lariana su una tela che rimanda al genio del controverso artista del Seicento. È un San Sebastiano che viene conservato gelosamente, lontano dagli occhi del pubblico, nella sacrestia del Duomo. Fa parte della collezione di Marco Gallio, nipote del cardinale Tolomeo Gallio, e da tempo è al centro dell'attenzione degli studiosi. E presto sarà tra le mani dei restauratori, dato che la curia ha deciso di tutelare questo tesoro. Sono già tre i preventivi giunti alla Diocesi. Top secret la cifra occorrente, ma si tratta di una cifra a quattro zeri. La storia del San Sebastiano è particolarmente confusa. Sono poche le notizie certe. Anche i maggiori studiosi non si sono sempre trovati d'accordo sulla paternità dell'opera. L'ipotesi più accreditata è che si tratti di «una copia quasi contemporanea all'originale» del Caravaggio. Il dipinto pare sia una delle tre copie esistenti del San Sebastiano caravaggesco originale, opera andata perduta. Le copie al mondo sono tre. Una a Roma, una a Parigi e una appunto a Como. Quest'ultima l'ha segnalata, ormai cinquant'anni or sono, il grande storico dell'arte Roberto Longhi sulla prestigiosa rivista "Paragone", segnalando che l'indicazione del dipinto gli giunse dalla studiosa Mina Gregori. Come sostiene don Andrea Straffi, responsabile dell'Ufficio Inventariazione Beni Ecclesiastici della Diocesi, la copia di scuola caravaggesca conservata in Duomo «è un dipinto senz'altro pregevole, chi lo ha preso in esame e lo ha paragonato alle copie di Roma e Parigi sostiene che si tratti della versione più "caravaggesca" esistente, per la mano e per l'impostazione della scena. È un'opera del Seicento di gran pregio, come la cornice denuncia chiaramente». L'opera misura 200 x 140 centimetri circa, è un olio su tela con una cornice lignea di 250 x 190 centimetri, presa d'assalto da parte di «insetti xilofagi». L'opera, secondo una scheda di restauro firmata dalla studiosa Carlotta Beccaria, è «molto danneggiata» ed evidenzia microfratture nella pellicola pittorica, tanto da rendere difficoltosa la lettura della composizione. Quanto basta per porre mano al portafogli e partire col restauro, prima di passare all'esposizione pubblica, come è nei disegni della curia comasca. Al termine, tra l'altro, di un anno che ha visto un altro "caso" caravaggesco, quello che vede al centro il San Girolamo scrivente, a Zelbio, che Vittorio Sgarbi ha attribuito proprio a Merisi. Palazzo Cernezzi si farà carico di una parte dei costi relativi al restauro del San Sebastiano ed al recupero dell'intero valore artistico dell'opera. «Stanzieremo un contributo di alcune migliaia di euro dice l'assessore al Turismo Francesco Scopelliti ma ci auguriamo che anche i privati si interessino ai destini di questa opera». Una volta terminati i restauri, il San Sebastiano sarà come detto esposto al pubblico all'interno del Duomo, presumibilmente nell'estate del 2011, ed entrerà a far parte dell'offerta turistica nel quadro del "Percorso romanico". Prima di arrivare a questo punto, comunque, occorrerà ottenere anche il nulla osta della Soprintendenza alle Belle Arti e dell'Ufficio Arte Sacra della Diocesi.
COMO - Caravaggio in Duomo, caccia allo sponsor
Il Comune di Como ha deciso di restaurare il dipinto "San Sebastiano" conservato nella sacrestia del Duomo. L'opera è una copia del dipinto originale di Caravaggio, che è andato perduto. La copia è stata realizzata nel Seicento e è considerata una delle tre copie esistenti del dipinto. Il restauro sarà finanziato dal Comune e da Palazzo Cernezzi, e sarà eseguito da restauratori. L'opera sarà esposta al pubblico all'interno del Duomo, presumibilmente nell'estate del 2011, e entrerà a far parte dell'offerta turistica nel quadro del "Percorso romanico".
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