L' URBANISTICAè tema da campagna elettorale. Attraverso retorica e singole ricette di tanti, si possono prefigurare visioni inedite della città, nuove regole, qualche fandonia. uttavia, almeno che non si voglia aderire a quelle che erano le tesi dei disurbanisti russi, secondo i quali le città non sono più migliorabili ed è nel territorio residuo ancora libero che bisogna tentare nuovi modelli urbani e di abitabilità, il tema del governo urbanistico e di nuove forme di intervento sulla città è oramai un argomento che non può essere eluso. E siccome il perno principale delle politiche urbanistiche a Napoli è il piano regolatore, è da questo che bisogna partire, da quello che ha prodotto e da come l' ha prodotto, convergendo sul fatto che è oramai inevitabile inserire di nuovo nei programmi della politica un tema assente da almeno due campagne elettorali: la necessità di elaborare a Napoli un nuovo piano urbanistico comunale secondo le modalità innovative introdotte dalla nuova legge urbanistica regionale. Una necessità determinata non tanto dal difetto di funzionamento di alcune parti del vigente Prg, che non ha trasformato la città in Barcellona, ma ha di sicuro fornito norme e forme di intervento sul costruito e vincoli affidabili di tutela del verde residuo, quanto soprattutto dal fatto che quasi tutti gli strumenti di intervento alternativi si sono rivelati pericolosamente fallimentari, producendo progetti errati, errori di spesa pubblica, speranze disattese per i cittadini e incertezze per il sistema-impresa. Senza voler andare troppoa ritroso,è almeno dai tempi del Regno del Possibile che le azioni pensate al di fuori di una griglia di regole chiare come quelle di un piano, restano sistematicamente sulla carta, assieme agli annunci, alle presentazioni, persino a qualche fasulla inaugurazione. A partire, ad esempio, dal 2000, uno dei primi "programmi" che doveva «rafforzare Napoli come città a dimensione internazionale, mediterranea ed europea, attraverso la riconquista e la valorizzazione del rapporto cittàmare - centroperiferia», per citare la prosopopea dei famigerati consulenti regionali, è stato il Pit (Progetto Integrato Territoriale) "Città di Napoli", che prevedeva un impegno di spesa di 167 milioni. Di quel Pit l' unica cosa rimasta è una pagina non più aggiornata sul sito della Regione. Qualche anno più tardi si pensò di far esplodere la troppo rigida griglia di regole del piano per l' area di Bagnoli, proponendo una variante appositamente confezionata per la Coppa America: un' operazione da più di 200 milioni, del cui fallimento resta l' incoerenza urbanistica delle proposte e le parcelle ai consulenti e ai dirigenti debitamente pagate. Tra il 2005 e il 2007 a Napoli si comincia a chiacchierare di Piano Strategico. La genericità dell' espressione, dentro la quale poteva starci di tutto, consigliò all' assessore delegato Oddati di mettere in piedi una poderosa macchina di forum, di slogan, di commissioni, di sottocommissioni e di progetti vacui perché non sostenuti né da piani finanziari né da un interesse concreto dei solitamente diffidenti imprenditori. Nonostante l' impegno dei pur bravi coordinatori, si ritenne opportuno spegnere lentamente la solennità e la strategicità del piano, e di passare ad altre "priorità". L' ultimo tentativo del Comune di Napoli di giocare la carta della grande trasformazione e riqualificazione attraverso un programma e una congrua promessa di danaro, è stato il cosiddetto "Grande programma per il centro storico di Napoli". Centinaia di progetti di riqualificazione da attuare nella città storica, con una disponibilità preliminare di 220 milioni e un insieme complessivo di iniziative materiali ed immateriali che sarebbe ammontato a circa 570 milioni. La responsabilità di aver disgregato una possibile, anche se parziale, occasione di rigenerazione urbana è indubbiamente dell' attuale governo regionale, che ha optato per l' opzione miserabile di bloccare i fondi comunque e subito, senza prefigurare uno scenario quantomeno a medio termine. Tuttavia il fatto che i fondi fossero stati legati ad un "programma" nel quale le scelte sono subito apparse discrezionali e frammentate, ha certamente contribuito ad una sua debolezza intrinseca, esponendolo alla facile ritorsione politica che ha azzerato, ancora una volta, visioni, strategie e prospettive concrete di attuazione. L' ultimo tentativo, che è il segno principe del fallimento dell' azione sulla città fisica al di fuori delle regole chiare, è il cosiddetto "Piano casa", che dovrebbe consentire ampliamenti degli edifici e demolizioni e ricostruzione di interi pezzi di città. Nonostante l' ampiezza delle deroghe concesse, esso si è finora caratterizzato per la quasi totale assenza di iniziative. Evidentemente il difetto di regole è un problema per tutti, anche per gli speculatori, che non stanno trovando conveniente operare in un regime di laissez-faire. Nonostante le rigidità, le difficoltà e persino gli errori materiali del Piano regolatore vigente, a Napoli quelli che hanno eminentemente fallito sono stati soprattutto i tentativi derogatori, programmatici, strategici e "con tempi certi", con i quali si è provato a raccontare una città che non si è poi mai vista. C' è, in sostanza, a Napoli una "domanda di piano", forse implicita e poco espressa, ma non eludibile e sulla quale la politica ha il compito di fornire risposte corrette, e nuove.
NAPOLI - L' urbanistica e le chiacchiere
Il tema dell'urbanistica è un argomento importante per la politica napoletana. Il piano regolatore è il punto di partenza per le politiche urbanistiche, ma è necessario elaborare un nuovo piano comunale secondo le modalità innovative introdotte dalla legge urbanistica regionale. Il vigente piano regolatore ha prodotto norme e forme di intervento vincoli affidabili, ma gli strumenti di intervento alternativi si sono rivelati fallimentari, producendo progetti errati, errori di spesa pubblica e speranze disattese per i cittadini. I tentativi di riqualificazione della città, come il "Grande programma per il centro storico di Napoli" e il "Piano casa", sono stati caratterizzati dalla quasi totale assenza di iniziative.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo