SI RIPARLA di "piano regolatore" e ricordo a me stesso che non sono un urbanistae perciò dovrei tacere. Però non ho ancora dimenticato di essere cittadino di questa disgraziata città. er di più un cittadino che, in questa città - sia pure nel secolo passato - ha rivestito qualche ruolo, che mi portò a mettere becco in molte cose legate allo sviluppo culturale, morale, civile. Solo per giustificare questa vanagloriosa affermazione ricordo un paio di cose, che mi riguardarono da vicino. Da rettore pregai l' amico Cesare De Seta di stendere una mappa degli enti proprietari dei più consistenti patrimoni edilizi, specie di interesse monumentale ed artistico, della città. Risultò che la "Federico II" era il terzo, dopo il Comune e la Curia. La mappa fu presentata pubblicamente, presenti il cardinale Giordano e il sindaco Bassolino. L' università collaborò con l' assessore Vezio De Lucia nella redazione del piano regolatore generale e fece la sua parte. Realizzò, in 18 mesi, grazie all' operosità del Gruppo Giustino, i 33mila metri cubi della seconda sede della facoltà di Ingegneria in via Nuova Agnano; acquistò i suoli della ex Cirio a San Giovanni a Teduccio: 100mila metri quadri per la seconda Ingegneria e la seconda Giurisprudenza (le facoltà più affollate); previde un insediamento a Scampia di due facoltà, ad iniziare dalla nuova facoltà di Biotecnologie, e fece redigire da Enrico Pugliese uno studio, "Oltre le Vele", ritenuto comunemente la più importante indagine socio-economica su quella zona difficile. Sono cose ricordate dal De Lucia nel suo importante libro "Le mie città", dove, purtroppo, il capitolo su Napoli è la cronaca di un fallimento, della fine di una illusione. Ricordo queste cose non certo per presunzione. Ma per dire che anche gli enti pubblici, quando vogliono, possono essere operativi nel rispetto delle "regole" e della storia, culturale e civile, propria e della città. La condizione è che si abbia una "idea della città" e si realizzi una sinergia tra le istituzioni pubbliche. Quest' ultima è, purtroppo, mancata e perciò non è stato ancora realizzato del tutto il progetto dell' università, nel rispetto del piano regolatore. Già, le regole. Oggi sento dire che bisogna rimpiangere "le mani sulla città",o che, più benevolmente, bisogna tornarea discutere il piano regolatore. Bisogna farlo, sembra incredibile, a dieci anni dalla sua approvazione. Il che è possibile perché di esso nulla o quasi si è fatto e perciò tanto vale riparlarne in modo che, tra altri dieci anni, qualche altro potrà dire che è tutto sbagliato, anche nelle nuove redazioni. E così di seguito e tutti saremo (pardon, saranno) felici e contenti, fedeli alla maledizione antica che grava su questa "nobilissima" e disgraziatissima città. Parlare, parlare e fingere di litigare. Confesso di non essere sorpreso, non solo perché sono un modesto storico, ma anche perché non dimentico quanto sentii, credo un anno fa sempre a proposito del prg. Mi fu allora spiegato che questo era tutto sbagliato, in quanto era un documento del notorio conservatorismo della sinistra, tanto più netto quanto la sinistra è più radicale (insomma quella comunista),incapace di capire e favorire i piani della modernizzazione. Così appresi che Napoli, nonostante sia una delle più cementificate città del mondo, ha bisogno di altre costruzioni; che preservare il verde esistente è un documento di insipienza, ignaro della "logica del fare". Quella del nostro attuale governo, che era stato preceduto dal governo laurino di Napoli (ecco un altro "primato" dell' antico regno, perbacco!). E, sempre a proposito di conservazione, è un orrore bloccare la configurazione della città al 1950, più o meno. Insomma, se ho capito bene, l' urbanistica laurina è un grande esempio di modernizzazione, che, tempestivamente, avvertì il valore salvifico del privato, mandando in soffitta il rancido sistema pubblico, quello delle regole, che, notoriamente, ostacolano "il fare". Ed è notorio che l' interesse privato è il più nobile interprete della "logica - o politica - del fare". Ho così capito che è un documento di modernizzazione il palazzone Ottieri, che ha sfigurato piazza Mercato, forse la più storica piazza di Napoli. Ma già dimentico che, come ha detto il mio amico Vincenzo De Luca, io faccio parte della «nobile intellettualità decaduta» napoletana, che «contempla le glorie del passato mentre muore di applausi»: c' è un solo errore, muore di pernacchie, come quelle che, a quanto ho letto, le sono state dedicate nell' ultimo seminario sull' urbanistica. Ma non basta. A me, che sono un vecchio liberal-democratico, resta per consolarmi il ricordo d' una affermazione che Nello Ajello fece, commemorando il mio caro amico Lucio Colletti: «La sola ragione per la quale sono lieto di non essere mai stato comunista, è che non ho corso il rischio di diventare post-comunista». Questi, infatti, sono tra i più tenaci sostenitori del nuovo che avanza contro la becera conservazione, fosse pure quella del prg. Finisco dicendo una cosa al mio amico Maurizio Jaccarino, che mi sollecita a scrivere articoli sul centro storico di Napoli. Si metta l' animo in pace. Lasci che si discuta, a lungo, di urbanistica modernissima e della "politica del fare". Ne abbiamo, sempre tra i nostri "primati", un grande esempio: "Bagnoli futura". Appunto, futura. Abbiamo tempo, ci risentiamo nel Tremila.
NAPOLI - URBANISTICA. Se le regole sono indigeste
Il testo è un articolo di un giornalista napoletano che parla del piano regolatore (prg) di Napoli, approvato dieci anni fa. Il giornalista ricorda le sue esperienze come rettore dell'università e come assessore Vezio De Lucia, e come queste esperienze abbiano influenzato la sua visione sull'urbanistica della città. Il giornalista critica il fatto che il prg non sia stato realizzato e che la città continui a soffrire di problemi di sviluppo e di conservazione. Egli sostiene che il prg è stato un documento di modernizzazione e che la sinistra ha avuto un ruolo importante nella sua redazione.
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