Demolizione, si riapre il dibattito "Destiniamo le case alluniversità" Gizzi: "Buttare giù gli immobili costa troppo". DAponte "Così se ne può riparlare" Museo Scampia. Vele sì, Vele no. Il dibattito si è riacceso dopo lultima demolizione voluta da Bassolino, e ora il Comune apre alla proposta della Soprintendenza. O almeno si dimostra possibilista. Il responsabile di Palazzo Reale, Stefano Gizzi, aveva proposto di non abbattere le rimanenti Vele. «Architettura razionalista novecentesca, roba di pregio, non va perduta per le generazioni future». Immediata la risposta del sindaco Iervolino: «Non diciamo eresie, basta una fotografia». Gizzi replica: «Ma quale foto, si vede che il sindaco non è un architetto: quei palazzi sono materia, la loro immagine non vale niente». Il presidente dellVIII Municipalità Malinconico fa eco alla Iervolino: «Sono contrario al vincolo e a mantenere in piedi anche una sola Vela. Il soprintendente si sarà consultato con qualche buontempone. Dobbiamo spazzarle via, solo se cadono Scampia torna a vivere». Ma ieri, a una precisazione di Gizzi, la querelle si è riaperta. «Usiamole per luniversità, alloggi per studenti o attrezzature comuni: con tanta penuria di spazi è uno spreco, oltre che un costo altissimo, buttarle giù». Al che lassessore DAponte ha rettificato: «Mi sembra un passo indietro ma assolutamente positivo e ne prendiamo atto. È chiaro che su una diversa progettualità si può ragionare. Tuttavia un recupero urbanistico della zona mi sembra indispensabile. Conservare una Vela può avere un senso, ma bisogna capire che tipo di intervento realizzare». Il collega dellassessore al Patrimonio, Pasquale Belfiore, dopo la presa di posizione del Comune viveva una sorta di mini - conflitto di interessi in giunta per aver firmato con Benedetto Gravagnuolo lindagine affidatagli dal ministero per i Beni culturali e dalla Direzione generale dellarchitettura contemporanea sulle opere del primo Novecento da conservare in Campania. Le Vele erano incluse. «Sono favorevole alla conservazione della Vela chiamata da Di Salvo "la Tenda", per me vincolare tutte e quattro è costosissimo e vale la pena di conservare quella che meglio identifica la morfologia del quartiere. Con un programma di riutilizzo che confermi che lì non si può abitare perché luso della residenza è da considerarsi fallito, quella Vela può ospitare studi di artisti, di professionisti, laboratori e residenze per studenti, considerato che a 200 metri da lì sorgerà la facoltà di Medicina. Poi si creerebbero negozi, asili nido, biblioteche». Le strutture interne delle Vele sono senza luce, spesso risultano opprimenti. «Il progettista prevedeva parapetti vuoti, profili in metallo molto agili con lidea della trasparenza. Troppi "pieni" hanno tolto luminosità. Il progetto originario di Di Salvo era molto diverso: prevedeva addirittura che gli alloggi fossero consegnati con la cucina allamericana che andava di moda a quellepoca già montata». «Non è colpa di Di Salvo, un architetto di origini siciliane - spiega il soprintendente Gizzi - se cè stato uno scarto tra la progettazione iniziale e la non realizzazione dei servizi. Fu anche autore di case popolari bellissime, come quelle di rione Mazzini, rione Cavour, via Manzoni e del sistema per la città nolana non realizzato. La struttura ingegneristica delle Vele era di Morandi, uno dei massimi poeti del cemento armato. Lidea di conservarle non è mia, ma del ministero. Il vincolo può anche non esserci, ma il problema è riqualificarle attentamente, con il cesello, in parte diradandole, trasformando parzialmente la tipologia edilizia allinterno, rendendola più ampia. Proprio ieri a Roma in un convegno alla facoltà di Architettura di Valle Giulia sul quartiere di Corviale, una megastruttura abitativa nata dieci anni dopo le Vele è stata lanciata lidea di salvarlo con una rotazione degli abitanti. Dopo il risanamento decideranno se tornare o no a viverci». (s. cer.)
NAPOLI - Dopo la querelle sullabbattimento il Comune apre alla Soprintendenza
Il Comune di Caserta si è riaperto il dibattito sulla demolizione delle Vele, strutture architettoniche del Novecento. Il responsabile di Palazzo Reale, Stefano Gizzi, ha proposto di non abbatterle, ma il sindaco Iervolino ha risposto che non è una questione di eresie. Il soprintendente ha affermato che le Vele possono essere riutilizzate per scopi universitari o residenziali, ma il collega del soprintendente, Pasquale Belfiore, ha espresso preoccupazioni per il suo coinvolgimento nella firma di un'indagine sulle opere di Morandi.
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