L'assessore Caterina Miraglia rilancia: «Qualcuno confonde l'impegno per il museo e la battaglia personale» Dieci giorni ancora, e poi del Madre, il museo di arte contemporanea di Napoli, potrebbe finire per occuparsene un giudice. La questione si sta trascinando da qualche mese. Da una parte la Fondazione Donnaregina, che gestisce il museo, e il direttore Eduardo Cicelyn, dall'altra la Regione Campania. In mezzo i fondi di cui il Madre è creditore dalla Regione, e le opposte opinioni che i protagonisti in campo hanno sul futuro del museo. Cicelyn è convinto che la nuova giunta di centrodestra veda nella struttura che lui dirige il simbolo dell'era bassoliniana e voglia smantellarla («così come hanno già fatto con il teatro Trianon»), l'assessore ai Musei Caterina Miraglia assicura invece che la struttura «non solo deve sopravvivere, ma deve essere rilanciata e diventare capofila del polo museale dedicato all'arte contemporanea che presto nascerà». Di certo problemi economici al Madre ce ne sono, e l'ultimo consiglio d'amministrazione della Fondazione Donnaregina ha deciso il ricorso al tribunale a partire dal 25 ottobre se perdurerà «l'assenza di ogni iniziativa o contatto da parte della Regione», è scritto nella lettera inviata dal presidente del Cda, Oberdan Forlenza, al governatore, Stefano Caldoro, e all'assessore Miraglia. Che però non si ritiene affatto vittima di immobilismo, «anzi, io sono la prima firmataria per la salvezza del museo. Lo sono stata il 27 luglio scorso quando ho firmato la delibera per lo stanziamento di 300 mila euro in favore del Madre». Nel definirsi «prima firmataria», l'assessore fa chiaramente riferimento al manifesto intitolato «Save Madre» (Salva il Madre) promosso nei giorni scorsi da duecento personalità del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dell'imprenditoria e che ha ormai oltrepassato le settemila adesioni. Dice (polemicamente): «Se faccio i conti in rapporto allo sbigliettamento mi verrebbe quasi da dire che il Madre ha più sostenitori che visitatori, e allora mi piacerebbe anche che tutti i firmatari si impegnassero ancora più concretamente diventando anche finanziatori». Una provocazione, ammette. Ma la questione, aggiunge, è un'altra: «Vogliono salvare il Madre, d'accordo. Ma da che? Chi ha mai parlato di chiusura? Non io, non questa giunta. Il manifesto parte da un presupposto falso, e inconsapevolmente chi ha firmato si sta battendo non per difendere il museo, che non è a rischio, ma per appoggiare la battaglia personale del suo direttore». Non si amano l'assessore Miraglia e il direttore Cicelyn, questo è chiaro. Cicelyn in questa polemica ci ha messo la faccia da tempo. Difende il lavoro fatto finora, accusa i politici, mostra i conti e dimostra che c'erano cifre su cui faceva affidamento e che invece non sono arrivate. «Ha ragione quando sostiene di vantare un credito di sette milioni», dice l'assessore. E spiega: «E li avrà. Ma non può averli ora, e il perché lo sa benissimo: in Campania è stato sforato il patto di stabilità e non si può toccare più un euro. Però al Madre non dovrebbero dimenticare che il museo da quando è nato ha avuto cento milioni, e dovrebbero anche capire che quei soldi ormai non ci sono più. Bisogna necessariamente rivedere i costi di gestione. Perché, intendiamoci, non è possibile che un museo costi otto milioni e mezzo all'anno e renda centomila euro. Non può essere, per fare solo un esempio, un posto dove si organizzala discoteca la sera e si fanno feste che sono quasi feste private. Quelle non rendono niente e portano soltanto spese». L'assessore invece vuole qualcuno che porti denaro, e ha deciso che coinvolgerà i privati: «Ne ho già trovati molti pronti a impegnarsi. Ma nessuno di quelli che hanno firmato il manifesto».