Il convegno promosso da Fondazione Corriere e Sum. Oggi dibattito sull'architettura e conclusioni Dialogo tra nuovo umanesimo e scienza: è l'osservatorio di Milano Un osservatorio permanente sulla cultura italiana come volano e stimolo per il Paese non poteva che nascere nella città dove l'umanesimo ha sempre dialogato con la scienza: a Milano Leonardo si occupò di tecnica, Carlo Cattaneo fondò «Il politecnico», nome ripreso nel Novecento da Elio Vittorini, l'umanista ingegnere Leonardo Sinisgalli diresse «Civiltà delle macchine», la «Rivista Pirelli», curata dal poeta Vittorio Sereni, fu un vero giornale di cultura, dove, come ha ricordato Antonio Calabrò, ìl giovane Umberto Eco pubblicò per la prima volta la «Fenomenologia di Mike Bongiorno». Con una giornata di lavori che definire intensa è riduttivo, dalle nove del mattino alle venti di sera, con appena tre quarti d'ora di intervallo, ieri si è svolta nell'auditorium Pirelli di Milano, creato da Vittorio Gregotti, la prima parte di «idee italiane», l'osservatorio sulla cultura del Paese a cura dell'Istituto delle scienze umane diretto da Aldo Schiavone e della Fondazione Corriere della Sera presieduta da Piergaetano Marchetti. Ieri si sono affrontati i temi generali; oggi il convegno continuerà con una sessione dedicata all'architettura (il tema monografico varierà ogni anno) e le conclusioni generali del semiologo e scrittore Umberto Eco, che ieri è stato tutto il giorno a prendere appunti Il convegno è stato aperto dall'architetto e presidente della Fondazione Sum, Gae Aulenti. L'importanza di questa iniziativa è data naturalmente dai temi trattati, ma anche dalla qualità del pubblico (industriali, scrittori, rappresentanti del mondo editoriale, architetti, giovani ricercatori) e dei relatori. C'erano naturalmente i politici, al mattino il sindaco di Milano Letizia Moratti e il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, al pomeriggio Walter Veltroni, del Pd; il padrone di casa Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli, che ha richiamato la classe dirigente al dovere di consegnare alle giovani generazioni un Paese in cui sia ancora possibile aver fiducia nel futuro. Un richiamo che ci riconduce subito al monito di Schiavone, «senza ricerca di qualità non c'è futuro», e all'invito di Marchetti ad «avere uno sguardo plurimo», cioè non preconcetto, per una cultura che non sia sinonimo di audience, capace di far dialogare le diverse anime del sapere e del Paese. Finché si parla astrattamente di cultura può sorgere qualche diffidenza Quando si scopre, con l'aiuto dell'economista Walter Santagata, che assieme al sociologo Guido Martinotti ha avuto il compito di affrontare il tema «misurare la cultura», che le «industrie creative» in Italia, dalla moda e design all'editoria e cinema, rappresentano il 9,3 per cento del prodotto interno lordo, con oltre due milioni di addetti, il discorso si fa terribilmente serio. Perché, ha chiesto Santagata, «il ministero dei Beni culturali non fa un rapporto annuale sulle attività svolte che contenga una relazione programmatica del ministro). Perché il ministero invece di 'ministero del" non si chiama "ministero per" i Beni culturali e non include un ventaglio più ampio di competenze? Non solo beni culturali, musei e archivi, ma anche moda, design, cibo». Il ministro Bondi non ha risposto a queste domande, anche perché gli sembrava fuori luogo fare discorsi programmatici dopo il consiglio dei ministri di giovedì che ha limitato a tutti le risorse. Bondi ha fatto però due affermazioni forti «Mai lo Stato centrale dovrà delegare la tutela del patrimonio storico e artistico; presto ci sarà una nuova legge sul cinema, che favorirà lo sgravio fiscale per dare slancio al cinema». Scienze umane e scienze cosiddette dure ieri hanno dialogato trovando punti di convergenza (il filosofo Roberto Esposito e il giurista Stefano Rodotà hanno individuato nelle scienze della vita il punto di convergenza delle loro discipline) e di dialettica Lo storico ed editorialista del «Corriere della Sera», Ernesto Galli della Loggia, ha lanciato due provocazioni quando ha detto che l'unione tra scienze umane e scienze dure gli fa venire in mente lo sposalizio del tacchino con il Natale, dove nella parte del tacchino sono le scienze umane, e ha avanzato il dubbio che si possa parlare di «italianità» delle scoperte scientifiche visto il linguaggio universale della scienza Luciano Maiani, fisico e presidente del Cnr, proprio nella sua materia ha parlato invece di «impronta peculiare del genio italiano», da Enrico Fermi a Carlo Rubbia e Nicola Cabibbo. Ma come sta la ricerca italiana? Secondo lo psicobiologo Alberto Oliverio bene se consideriamo che il numero di pubblicazioni scientifiche per ricercatore è di 766 per mille, al terzo posto dopo Usa e Gran Bretagna, male se si pensa al rapporto tra ricerca e popolazione: 0,33 per cento in Italia contro lo 0,61 in Francia. Ieri si è parlato anche dell'esperienza religiosa (Gian Maria Pian), di cultura di genere (Nadia Fusini) e di letteratura (Giorgio Montefoschi). Elisabetta Sgarbi ha diretto una tavola rotonda, "l'Italia si racconta», con il regista Pupi Avati, lo scrittore Gianrico Carofiglio e lo storico della cultura Marc Fumaroli. La linea conduttrice? Gli scrittori non possono abdicare al loro compito etico ed educativo.