Novità in arrivo sul fronte del vincolo archeologico presente, da tempo, in varie località del territorio pietrasantino. Un vincolo che pone non pochi problemi ad alcune zone del Comune, anche se non ci troviamo propriamente a Pompei o ai Fori Imperiale. Gli uffici del Comune di Pietrasanta stanno infatti valutando, su direttiva dell'assessorato all'urbanistica guidato da Forassiepi, l'obbligatorietà o meno di una certificazione che fino ad oggi ha rappresentato - come è logico - un ostacolo, non di lievissimo conto, nell'iter di rilascio delle varie autorizzazioni edificatorie in varie zone del comune. In sostanza si vuole capire se il vincolo, riconducibile, in particolare, alle frazioni di Strettoia, Valdicastello, del Pollino e del Crociale, sia invece, semplicemente un'indicazione. Se così fosse - questa è la sostanza del ragionamento - verrebbe meno la richiesta obbligatoria alla Sovrintendenza ai Monumenti, al momento del rilascio delle concessioni, di un via libera che inevitabilmente, in questi casi, rallenta la tempistica di rilascio della stessa concessione. Tenendo presente che la parola vincolo in generale impone un obbligo. «L'argomento è oggetto di discussione ed in questa fase è prematuro dire cosa decideranno gli uffici. Se poi posso esprimere un parere strettamente personale, ritengo che diventa comprensibile parlare di vincoli là dove si effettuano veri e propri scavi in aree ritenute a presenza archeologica, meno comprensibile, invece, quando si effettuano migliorie su alcune costruzioni. A mio avviso, quindi, più che di vincolo e tutto il resto parlerei di indicazione, con quello che ne consegue per quanto riguarda l'iter di rilascio dei titoli edificatori» spiega l'assessore all'urbanistica Rossano Forassiepi. Ma c'è un altro aspetto, di una certa rilevanza, che si collega alla questione ed è quello degli abusi edilizi. In sostanza se l'abuso è stato realizzato in un'area sottoposta a vincolo archeologico le conseguenze penali, per il diretto interessato, sono molto più pesanti rispetto ad una zona dove l'obbligatorietà del rilascio dei permessi della Sovrintendenza ai Monumenti non c'è. C'è anche l'aspetto del costo della sanatoria. In zone vincolate, oltre l'obolo da versare al Comune per chiudere il contenzioso, c'è anche da pagare il cosiddetto danno ambientale, che talvolta presenta cifre più alte rispetto alla semplice multa per l'abuso. Insomma sono moltissime le questioni aperte che riguardano tantissimi cittadini. Da qui l'urgenza di un chiarimento normativo, già oggetto di controversia e dibattito in sede processuale, che sembrerebbe riguardare, ed interessare, un certo numero di cittadini ma anche di tecnici, studi professionali e varie imprese edili. Fermo restando che il togliere il vincolo archeologico, non dovrebbe volere dire libertà di costruire come e dove si vuole. Altrimenti si tornerebbe ai santi vecchi.
PIETRASANTA. Vincolo archeologico da togliere
Gli uffici del Comune di Pietrasanta stanno valutando l'obbligatorietà di una certificazione per le zone vincolate, come Strettoia, Valdicastello, del Pollino e del Crociale. La Sovrintendenza ai Monumenti dovrebbe essere informata, ma non necessariamente autorizzata. L'assessore all'urbanistica, Rossano Forassiepi, considera l'indicazione di vincolo come un ostacolo per l'iter di rilascio delle autorizzazioni edificatorie. Gli abusi edilizi in zone vincolate comportano conseguenze più severe, come multe e sanzioni ambientali. Ci sono molte questioni aperte e l'urgenza di un chiarimento normativo.
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