Lopera del celebre artista veneziano, lunica rimasta in Puglia è stata sottoposta ad un complesso restauro guidato da Clara Gelao Il quadro e un volume a tema saranno presentati oggi al museo sul lungomare di Bari San Rocco e gli appestati del Tintoretto è una affaccio imponente sulla morte, la malattia e la salvezza. Un moto gerarchico che sirradia dallalto, con lOnnipotente in volo, al basso con i disperati protetti da San Rocco. Un capolavoro che, come spesso accade, soffre gli alterni casi della sorte che lo vedono, prima della scoperta nel 1830, arrotolato nellarchivio della Cattedrale di Bari e miracolosamente ripescato, insieme a un Veronese, da Basilio Michele Clary, fratello dellarcivescovo. Ma come era finito lì? La storia dellarte è fatta di piccoli e grandi misteri ed è affascinante lasciarsi andare al racconto della direttrice della Pinacoteca, Clara Gelao. Sarà possibile ascoltarla questo pomeriggio, alle 17,30 nella sede della Pinacoteca dove è esposto il quadro, quando presenterà il restauro appena effettuato e finanziato dalla Provincia. Lincontro si intitola "Il Tintoretto ritrovato" e vi parteciperanno Giandomenico Romanelli, direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, la restauratrice del San Rocco, Gabriella Bozzi, e Alessandro Monno, direttore del Museo di Scienze della terra dellUniversità di Bari che ha compiuto indagini diagnostiche sui colori adoperati allepoca. Occasione anche per presentare il volume che illustra il restauro. San Rocco e gli appestati, che in realtà è un deposito dellArcidiocesi di Bari alla Pinacoteca, è stato restaurato lultima volta nel 1950 dallIcr di Roma. Dati i pochi documenti a disposizione - come spiega la Gelao - era finora plausibile ritenere che nel Seicento fosse collocato nella cappella di San Rocco in Cattedrale. Altri documenti però hanno portato la studiosa a scoprire lesistenza di unaltra cappella dedicata allo stesso santo, dove oggi sorge la chiesa del Carmine, che risulta ceduta dal Capitolo nel 1583 ai Gesuiti ma priva di opere e arredi. Il Tintoretto che fine ha fatto? Fu archiviato, come testimonierebbe la scritta sul dipinto che si riferisce proprio a questa data? Solo che i Gesuiti, a un certo punto, cedono la chiesa ricevuta in dono ai Carmelitani, senza chiedere il permesso al Capitolo. Cosa che innesca una guerra di carte bollate e male parole che ha potuto condannare allarchiviazione, insieme al fattaccio, anche il San Rocco. Questo fino allOttocento. Avvincente e, al momento, non del tutto districato il mistero. Punti fermi restano la grande fede di Tintoretto per San Rocco e il fatto che questo sia lunico suo dipinto rimasto in Puglia. Tintoretto dipinge per Bari, come accade a tanti suoi illustri colleghi veneti. Fu grande, infatti, il movimento darte lungo la linea dellAdriatico tra Bari e la Serenissima. Non a caso tra i tanti lavori di recupero eseguiti, pregevoli restauri di pittori veneti sono stati compiuti dal Laboratorio della Soprintendenza ai Beni storico-artistici, sotto la sapiente guida di Fabrizio Vona. Tra questi la Natività e adorazione dei magi e dei pastori di Bernadino e Giulio Licinio, lAdorazione della vera croce di Paolo Veronese e San Felice in Cattedra di Lorenzo Lotto.
BARI - "San Rocco e gli appestati" torna a splendere in pinacoteca
Oggi al museo di Bari San Rocco sarà presentato il restauro del quadro "San Rocco e gli appestati" di Tintoretto, realizzato grazie a un finanziamento della Provincia. Il quadro, che rappresenta la morte, la malattia e la salvezza, è stato restaurato dalla restauratrice Gabriella Bozzi e sarà presentato insieme a un volume a tema. Il quadro è stato sottoposto a un complesso restauro guidato da Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca. Il quadro è stato restaurato lultima volta nel 1950 dallIcr di Roma. La storia del quadro è affascinante e misteriosa, con documenti che suggeriscono che sia stato archiviato nel Seicento a causa di una guerra di carte bollate.
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