Sembrava tutto bello, idilliaco. Milano che a un anno dalla morte si ricorda della sua poetessa, Alda Merini, e le dedica un museo proprio su quei Navigli da lei tanto amati. Ne avevamo parlato sette giorni fa, riportando le parole di soddisfazione della figlia della Merini, Emanuela Carniti, e del vicepresidente del comitato che si batte perché la Merini abbia un Nobel postumo. Erano tutti contenti e soddisfatti. Il grande cuore di Milano si era di nuovo gonfiato, evviva, evviva, bravi... E invece niente. Alda Merini non avrà il suo museo sui Navigli. Perché? Semplicemente perché la tabaccheria di via Magolfa che era stata scelta per ospitarlo è già destinata ad altri scopi. Lo dice chiaro e tondo l'assessore al Tempo libero Alan Rizzi che non riesce a capire che cosa sia venuto in mente all'assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory, chi l'ha autorizzato a disporre di quello spazio che da tempo è stato destinato a un'associazione giovanile. "Sono sbalordito" ha detto Rizzi. Sbalordito lui? Pensi noi, pensi i milanesi, pensi quanti hanno ancora Alda Merini nel cuore. "Siamo amareggiati" ha detto un portavoce del comitato per il Nobel ad Alda Merini. "Sembrava che tutto fosse risolto e invece ci sentiamo presi in giro". Già, amarezza e anche incredulità. Perché in questa spiacevole storia quello che proprio non si capisce è l'incomunicabilità tra due assessori della stessa giunta. Non sapeva quello della cultura che la destinazione della vecchia tabaccheria di via Magolfa era di pertinenza del collega del Tempo libero? E quando gliel'hanno chiesta, quella tabaccheria, non poteva informarsi invece di pavoneggiarsi dicendo sì, sì, facciamo, il museo? Sarebbe bastato davvero poco per evitare di esporre il famoso "grande cuore" di Milano a una pessima figura. Scusali, Alda, per questa beffa. L'ennesima che sei costretta a subire.