La data di mercoledì 6 ottobre segnerà l'inizio di una nuova avventura per il Museo Egizio di Torino che avrà una nuova gestione: nasce ufficialmente la "Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino", il primo esempio di fondazione italiana che coinvolge enti pubblici e privati, un modello pilota che sarà seguito in futuro dalla Pinacoteca di Brera e dagli Uffizi di Firenze. Tra gli obiettivi futuri, rendere la struttura più aperta, diretta, vicina ai cittadini, ai visitatori, agli studiosi, con uno spazio espositivo tre volte più ampio dell'attuale. A decretare il cambio di guardia sarà la firma dello Statuto, alla presenza del ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani, del governatore del Piemonte Enzo Ghigo, del presidente della Provincia Antonino Saitta, del sindaco Sergio Chiamparino, del presidente della Compagnia di San Paolo Franzo Grande Stevens e del presidente della Fondazione Crt Andrea Comba. Un patrimonio da valorizzare. Il Museo Egizio, per qualità e ricchezza delle collezioni, è il secondo nel mondo dopo quello del Cairo, ma la grande potenzialità di questo prezioso patrimonio culturale non è ancora adeguatamente valorizzata. Le sezioni egizie del Louvre di Parigi o del British Museum di Londra sono più ridotte, ma più fruibili da un pubblico internazionale. La collezione torinese, formatasi nell'arco di tre secoli, possiede documenti eccezionali per la ricerca egittologica e reperti così numerosi e vari da fornire un quadro della civiltà egizia dalle origini (IV millennio a.C.) fino al V- VI secolo d.C. Operazione restyling. Il nuovo corso prevede sinergie tra forze politiche, economiche, scientifiche e culturali per dare alla collezione visibilità, garantendone la conservazione e fornendo un allestimento museale adeguato a tutti i livelli di lettura. Che cosa avverrà il 6 ottobre? Innanzi tutto si costituirà il Consiglio d'Amministrazione composto da una decina di persone, i cui nomi sono già quasi tutti noti. Il ministro Urbani sceglierà un presidente, che verrà ufficializzato. Si parla dello scrittore giornalista Alain Elkann, consulente del ministro per la Cultura italiana all'estero. In seguito, su proposta del presidente, il Consiglio d'amministrazione nominerà un direttore, non necessariamente un egittologo, in ambito internazionale. Il direttore dovrà avere una provata esperienza nella direzione museale e capacità in campo giuridico ed economico, dovrà essere, insomma, un manager culturale. Si costituirà, quindi, un comitato scientifico di studiosi del settore e si potrà procedere probabilmente già nella prossima primavera alla proclamazione del bando per la ristrutturazione dell'edificio e il riallestimento interno. Secondo Silvio Curto, egittologo, a lungo sovrintendente del Museo Egizio di Torino, «È indispensabile acquisire nuovi spazi e migliorare l'illuminazione. Per illustrare il Museo non servono grandi didascalie dichiara l'esperto. Le antichità egizie sono estranee alla nostra cultura dalle radici classiche. E' necessario un gruppo di guide ben preparate, che parli più lingue e possa spiegare a tutti, con visite mirate in partenza, il significato dei monumenti. È essenziale sottolinea poi Curto che il tempio di Ellesija rimanga inamovibile: è in pietra tenera e non sopporterebbe un altro taglio». A tale proposito, bisogna ricordare che Silvio Curto diresse, dal 1961 al 1969, la Missione archeologica in Nubia, dove erano in corso le operazioni di salvataggio dei monumenti archeologici dalle acque del lago Nasser, formatosi per la costruzione della diga di Assuan. Tale impresa salvò dalla distruzione i grandi templi d'Abu Simbel, costruiti da Ramsete II, e di Philae, d'età Tolemaica, ed i siti di Kalabsha e Dehmit. Come ringraziamento per l'opera prestata dal nostro governo, nel 1965 fu smontato e donato all'Italia il tempietto rupestre di Ellesija, dedicato a Tutmosis III (circa 1450 a.C), ora ricomposto nel Museo Egizio di Torino. L'assessore alla Cultura del Comune di Torino, Fiorenzo Alfieri, membro del costituendo Consiglio d'amministrazione, conferma che dopo le varie ipotesi di spostare l'Egizio alla Reggia di Venaria o in una nuova sede costruita ex novo sulla Spina 3, il Museo rimarrà nell'edificio guariniano che lo ospita dai tempi di Carlo Alberto. Saranno però recuperati nuovi spazi: gli ultimi due piani del Palazzo, ora occupati dalla Pinacoteca Sabauda che traslocherà in via XX Settembre, e i sotterranei, compresi quelli dell'adiacente Chiesa di San Filippo. «Il Museo Egizio afferma Alfieri può contribuire allo sviluppo di Torino. La sua valorizzazione è una priorità per far diventare il nostro sistema competitivo a livello internazionale». Per ristrutturazione e allestimento è stata stimata una spesa di 57mila euro. Tra i vari partner, la Compagnia di San Paolo si assumerà il 50 delle spese. Il responsabile Area cultura, arte, beni ambientali della Compagnia, Dario Disegni, ricorda che il legame tra San Paolo e Museo egizio risale agli anni '80, al progetto per l'Ala Schiapparelli. «Inoltre afferma Disegni la Compagnia ha sempre avuto un ruolo attivo nell'organizzare seminali e simposi sul futuro del Museo. Non è un casuale che si realizzi la prima Fondazione proprio a Torino. Servirà da laboratorio. Lo schema concettuale e il modello di Statuto potrà essere applicato ad altre realtà italiane». Quanto al contributo dello Stato, il nuovo Direttore regionale, Mario Turetta, che rappresenterà il Ministero nel Consiglio d'amministrazione, garantisce che «lo Stato manterrà tutte le tutele possibili». L'attuale personale dovrà scegliere se rimanere dipendente statale o della nuova Fondazione.