PORTICI. Di arredi e suppellettili borboniche nella Reggia di via Università non c'è traccia da decenni. Dal dopoguerra in poi la storia racconta di un saccheggio continuo che ha visto trasferire nei vari musei di Napoli e dintorni quello che era sopravvissuto ai fasti di re Carlo. Di fatto, quindi, la città non conserva memoria di questi oggetti storici finiti nelle aste milionarie d'Oltralpe. Mobili, ceramiche, dipinti, tutto trasferito lontano dalle sedi originarie: dai pezzi di falegnameria pregiata francese, introdotti da Gioacchino Murat, ai tappeti ai reperti degli scavi di Ercolano che temporaneamente albergarono nel palazzo borbonico. E, d'altra parte, non poteva essere diversamente se il complesso borbonico composto dal palazzo reale e dal grande parco secolare ha da tempo abdicato definitivamente alla sua vocazione museale. Gli appassionati che ancora oggi frequentano le sale della Reggia, destinate alla facoltà di Agraria dell'università federiciana, raccontano di splendide realizzazioni in porcellana, come il salottino della regina Amalia, uno dei pezzi più pregiati della Real Fabbrica, oggi esposto nel Museo di Capodimonte. Unici cimeli sopravvissuti sono le diverse statue e le fontane che ancora circondano il parco ed alcune riproduzioni di arredi della sala cinese. Per il resto i ricordi sono affidati ai testi di storia dell'arte ed alle guide dei musei di Napoli e dintorni.