Ospitato nel Tempio Maggiore, attraversa due millenni di storia Roma. In mostra marmi, documenti e altri tesori delle collezioni Marmi e tessuti antichi che appartenevano alle «Cinque Scole» (sinagoghe) del vecchio Ghetto, arredi sacri sottratti alla rapina tedesca del '43, un libro di preghiera che ha salvato un uomo dalle schegge di una bomba nell'attentato terroristico alla sinagoga. Il Museo Ebraico di Roma compie cinquant'anni: ospitato nel complesso monumentale del Tempio Maggiore, è un mosaico di voci, di testimonianze, che attraversa oltre duemila anni di storia. E' stata Daniela Di Castro, direttore dal 2005 e nota studiosa della storia dell'arte, scomparsa prematuramente nel giugno scorso, a trasformare il museo in eccellenza, in un vero e proprio gioiello della Capitale: con amore e sapienza lo ha consegnato alla modernità, riorganizzandolo con un criterio museologico attuale, vivo. D'altra parte gli oggetti antichi, i documenti, i manoscritti, e le opere d'arte, che costituiscono le collezioni non sono soltanto una testimonianza del passato, ma anche del presente, «di una presenza ebraica ininterrotta per oltre venti secoli, di un rapporto costante con il Territorio. Non c'è soluzione di continuità, - spiega il Direttore del Dipartimento di Cultura della Comunità Ebraica di Roma Claudio Procaccia -, alcuni oggetti vengono usati ancora oggi nelle nostre sinagoghe». Ieri, in occasione della celebrazione del Cinquantenario, a cui hanno partecipato esponenti delle istituzioni, intellettuali e le massime cariche della comunità, è stata presentata la guida «I tesori del Museo Ebraico di Roma Guida alla visita e alle collezioni» scritta da Daniela Di Castro, e inaugurata la mostra da lei ideata e curata da Olga Melasecchi, conservatrice del museo, che raccoglie un centinaio di oggetti donati dagli anni sessanta fino ad oggi ed esposti per la prima volta. Tra gli altri, una medaglia a forma di stella, fusa con l'acciaio delle Torri Gemelle, recuperata dopo l'attentato dell'11 settembre, i frammenti del cancello delle Fosse Ardeatine, la divisa da deportato di un ebreo polacco scampato alla Shoah, un set per la circoncisione degli inizi del '800 e un calice per il "Kiddush» (santificazione del sabato) dell'800. Sarà ìl Museo Ebraico di Roma ad ospitare a novembre la Conferenza dell'Aejm (Association of European Jewish Museums) in cui. interverranno tutti i direttori dei musei ebraici d'Europa.