Discussioni parlamentari: alcuni stralci delle delle discussioni di questi giorni in materia di "devolution"; "turismo"; "competenze stato-regioni". Seduta n. 506 del 1492004 GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, il disegno di legge presentato dal Governo propone in 42 articoli di modificare radicalmente la seconda parte della Costituzione con particolare riferimento alla forma di Stato e alla forma di governo, incidendo sugli articoli relativi al Parlamento, al Presidente della Repubblica, al Governo, alla magistratura, alle regioni e agli enti locali e alle garanzie costituzionali. I principi cardine che caratterizzano le profonde trasformazioni apportate al testo costituzionale vigente possono essere così riassunti: la trasformazione dell'attuale Senato in Senato federale; il rafforzamento delle autonomie regionali con il cosiddetto testo sulla devolution, fortemente voluto dalla Lega, già esaminato in prima lettura dalle due Camere e incardinato nel disegno di legge governativo in esame; l'introduzione del cosiddetto premierato forte, che rafforza il ruolo ed i poteri del Primo ministro; la regionalizzazione della Corte costituzionale attraverso un nuovo meccanismo di elezione dei giudici costituzionali; la limitazione del ruolo e dei poteri del Presidente della Repubblica quale garante del corretto funzionamento del sistema istituzionale. Nel dettaglio, il provvedimento smonta la Costituzione, la stravolge, crea squilibri insopportabili e, se approvato, produrrebbe un sistema che funziona di meno e che costa di più. Un grande pasticcio, un grande monstrum, un monstrum giuridico, come hanno avuto a dire in maniera assolutamente autorevole famosi costituzionalisti. Ne cito uno per tutti: Sabino Cassese. Il disegno di legge in discussione è frutto di un compromesso pasticciato. Vi è un'enorme confusione nel disegno di legge, che è la cartina di tornasole dello stato della maggioranza, della Casa delle libertà. Le riforme costituzionali devono essere dettate da una logica, un disegno ed una strategia alti e non di parte: una riforma della Costituzione non può essere il minor male possibile, frutto di compromessi, ma deve essere il risultato di un confronto ampio, alto, condiviso, ma soprattutto coerente portatore di valori utili ad accrescere le forme di democrazia e di partecipazione. Con la vostra devolution si scardinano i valori di universalità dei diritti, l'uguaglianza di tutti i cittadini, che sono i valori fondanti della nostra Carta costituzionale. La sanità regionalizzata, la scuola regionalizzata creano disparità fra cittadini dello stesso Stato soltanto perché appartenenti a regioni diverse. È come se, e sarebbe molto meno grave, all'interno del Parlamento singoli parlamentari, a seconda delle regioni di provenienza, percepissero indennità differenziate. Vi è poi un'alterazione grave del rapporto fra l'esecutivo ed il Parlamento: concentrare ed accrescere i poteri del Presidente del Consiglio è per noi inaccettabile; è l'esaltazione del cesarismo, la demonizzazione del confronto, della partecipazione democratica ed infine lo svuotamento e lo svilimento del Parlamento! Quest'ultimo non conta più nulla! Forse, in un momento nel quale parliamo di Europa unita, di legislazione europea, e quindi si comincia a ragionare, sia pure in ritardo, con un respiro più ampio e meno particolaristico, è quasi antistorico - è la mia sensazione - discutere di «frammentare» il nostro paese, di dare risposta ad una Padania che non esiste. Non vogliamo introdurre la Padania nella nostra Costituzione; non vogliamo spendere 460 mila euro in quattro anni per festeggiare il capodanno celtico, come già è successo nella regione Lombardia. La riforma del Titolo V della Costituzione è ancora sulla carta ed è foriera in ogni caso di enormi difficoltà e contestazioni; le grandi reti - telecomunicazioni, energie ed infrastrutture - sono di competenza regionale o affidate alla concorrenza legislativa fra Stato e regioni; per i beni culturali e le attività culturali vale lo stesso discorso. Questi temi, in termini di scelte fatte e di soluzioni adottate, stanno aprendo enormi problemi e contraddizioni che lacerano e non uniscono! Si discute molto di competenze regionali, ma non si parla di come e quanto siano attrezzate le regioni per svolgere tali funzioni; si moltiplicano già oggi i funzionari e le spese «sforano» i limiti consentiti per rispondere molto spesso ad esigenze che non sono propriamente a sfondo sociale ed economico, ma che sono dominate dal particolarismo e dal clientelismo. In ogni caso, alle regioni non si sono trasferiti uffici, mezzi, personale e risorse, che, probabilmente, rappresentavano i cardini posti a garanzia dei diritti; la deburocratizzazione della pubblica amministrazione e la semplificazione della sua attività sono obiettivi assolutamente non perseguiti. Inoltre, le regioni registrano già oggi un debito complessivo di 21 miliardi di euro: secondo le stime fatte, la riforma in discussione costerebbe uno «sproposito» e con le finanze già in stato di affanno mi sembra del tutto incredibile procedere. Chi pagherà e con quali risorse? Lo si farà attraverso i «tagli» ai servizi essenziali, attraverso gli aggravi fiscali, e quindi con l'esaltazione delle differenze che rafforzeranno sempre di più i più forti e indeboliranno sempre di più i più deboli. Il vostro è un liberismo antiliberale. Il vostro è un liberismo non soltanto per noi non condivisibile, ma dal chiaro stampo autoritario, portatore di soluzioni che contrastano con la democrazia partecipata. Sarebbe molto utile, non per qualcuno di noi, ma per il nostro paese ed i suoi cittadini compiere una pausa di riflessione, senza voler arrivare ad ogni costo all'approvazione di una pagina che non ha elementi esaltanti, ma assai deludenti e laceranti rispetto agli alti principi ispiratori e costitutivi della nostra Carta costituzionale. Non mi voglio rifugiare nell'istituto referendario come fosse un'ancora di salvataggio. Mi piacerebbe che potessimo fermarci ora, tornare indietro a riflettere e non mettere «pezze» peggiori del buco. Dovremmo cominciare a ripensare a cosa è meglio per il nostro paese, per il bene supremo dei nostri cittadini e della nostra democrazia. Giovedì prossimo ci troveremo in quest'aula ad esaminare e votare questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate da tutte le componenti dell'opposizione. Potrebbe essere l'occasione utile per iniziare tale pausa di riflessione. ------------------------------------- Seduta n. 512 del 2292004 FRANCESCO GIORDANO (pari accesso e uguaglianza dei cittadini) Credo che il tema dell'uguaglianza sostanziale dei cittadini sia calpestato. Tale tema è sancito dalla nostra Costituzione. Viene meno l'universalità dei diritti. Noi non ci rassegniamo al fatto che proponete un diritto diseguale per i cittadini. È per questa ragione che abbiamo proposto una modifica radicale dell'articolo 117 e ritorniamo ad una concezione che restituisce allo Stato i suoi giusti poteri. Nella ripartizione tra Stato e regioni, infatti, noi attribuiamo esclusiva competenza alla potestà legislativa dello Stato in ordine ai diritti ed ai doveri dei cittadini previsti dai titoli primo, secondo, terzo e quarto della parte I della Costituzione. Conferiamo tale potestà allo Stato sulla formazione, l'ordinamento e le attribuzioni degli organi costituzionali e degli organi, uffici ed enti dipendenti dallo Stato, sui temi della cittadinanza, sui temi della politica estera, sui temi dei rapporti tra Stato e confessioni religiose, sui temi della difesa nazionale, della sicurezza pubblica, dell'ordinamento giuridico, della contabilità dello Stato, dell'ordinamento bancario, della programmazione economica e delle politiche industriali - tema particolarmente rilevante, in una fase di competizione globale e di globalizzazione capitalistica -, sui beni culturali e paesistici d'interesse nazionale, sulla ricerca scientifica e tecnologica, sulla previdenza sociale, sulla tutela e sulla sicurezza del lavoro, sulla legislazione elettorale e su temi dirimenti, quali l'istruzione pubblica e la tutela della salute. Per questo, noi riteniamo che oggi andrebbe radicalmente cancellata la vostra impostazione e ripristinata un'impostazione che possa offrire funzionalità, garanzie, tutele sociali ed anche poteri allo Stato. In tale maniera, si ricostruisce l'eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini e si mette fine ad una serie di ingiustizie (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Seduta n. 513 del 2392004 (turismo; disomogeneità nella gestione del territorio; principio di sussidiarietà come strumento di coordinamento e omologazione delle politiche territoriali) PIETRO ARMANI. Signor Presidente, intervengo brevemente per ricordare che nella seduta di ieri è stato approvato un sub-emendamento a mia firma con il quale è stato modificato l'emendamento Elio Vito 34.200, nella parte in cui si prevede la promozione internazionale del sistema paese, sostituendo la parola «paese» con le parole «economico e produttivo nazionale». Ebbene, nel sistema economico e produttivo nazionale, onorevoli colleghi, è ricompreso l'intero settore del turismo e dei beni culturali. I problemi che ponete - il rilancio del turismo, il rilancio del made in Italy - sono problemi di politica economica: il fatto di inserire la parola «turismo» nella Costituzione non significa di per sé risolvere i problemi di politica economica. Infatti, spetterà al Governo stanziare i fondi per costituire l'agenzia e per la promozione. Pertanto, parlando di «promozione internazionale del sistema economico produttivo nazionale»... GIANANTONIO ARNOLDI. Signor Presidente, ritengo che allo Stato vengano mantenuti ruoli importanti e decisivi in materia di turismo: mi riferisco, ad esempio, alle politiche ambientali, delle infrastrutture, dell'immigrazione, dei trasporti, dei prodotti tipici, della cultura, o al tema delle case da gioco, riemerso in questi giorni. Sarebbe a mio avviso sbagliato ritenere che la materia della promozione turistica dei prodotti economici del paese debba essere attribuita esclusivamente alle regioni. Anche dalla Conferenza nazionale del turismo di Genova il Presidente del Consiglio ha sottolineato come torni ad essere decisivo anche il ruolo dello Stato in ordine alle politiche di coordinamento. Vorrei che di questo assetto non si facesse una questione di contrapposizione. Ha ragione Buontempo, ha ragione Mantini: deve mantenersi una politica di coordinamento dello Stato centrale in ordine alle politiche di sviluppo turistico del nostro paese. Il turismo è la prima attività economica del nostro paese; non può essere trattato alla stregua di tantissime altre attività economiche! È un'attività economica unica, tipica, inimitabile, sulla quale gestiremo anche lo sviluppo economico futuro del nostro paese e lo sviluppo occupazionale di centinaia di migliaia di posti di lavoro! Non è possibile che la politica di sviluppo turistico di una realtà debba contrapporsi a quella di un'altra realtà vicina o che le regole turistiche di una realtà possano essere diverse da quelle di un'altra realtà confinante. Una politica di coordinamento non è una politica di assenza di delega agli enti locali e alle regioni ma, anzi, è una politica di valorizzazione! Questo è richiesto oggi anche da tutte le regioni, sia da quelle di destra sia da quelle di sinistra, sia da quelle del nord sia da quelle del sud. Non dobbiamo farne una battaglia di contrapposizione! Mi basterebbe che il ministro Calderoli ci rassicurasse in ordine al fatto che già esiste, in questa formulazione della riforma costituzionale, la possibilità che il ruolo di coordinamento tra le politiche infrastrutturali, tra le politiche di armonizzazione fiscale, tra le politiche ambientali - il Presidente Berlusconi, tra l'altro, ha lanciato l'idea dell'agenzia del turismo, un'agenzia che non vorremmo fosse tra qualche mese anticostituzionale - sia un ruolo che lo Stato può e deve continuare ad esercitare. NUCCIO CARRARA. (il principio di sussidiarietà per la salvaguardia del coordinamento e della unità) Signor Presidente, molto brevemente, vorrei fare mie le argomentazioni dell'onorevole Armani, che credo abbiano chiarito il problema. Ci stiamo avvitando su questioni di lana caprina! Voglio anche ricordare che già la «vecchia» Costituzione prevedeva esplicitamente che le regioni avessero competenze anche per quanto riguarda il turismo. Oggi noi abbiamo addirittura riequilibrato il sistema attualmente in vigore, fortemente squilibrato e che ha provocato tanto contenzioso presso la Corte costituzionale, stabilendo un principio, che poi fra l'altro è in linea con il principio di sussidiarietà, secondo il quale quando il turismo diventa settore strategico, promozione dell'immagine Italia, se ne occupa lo Stato; quando invece è amministrazione in sede periferica, che le regioni facciano quello che vogliono, con le proprie risorse e con la propria autonomia! Seduta n. 517 del 2992004 GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, l'articolo 118, che potrebbe essere soprannominato «vorrei ma non posso», è in qualche modo la fotografia dell'azione riformatrice che state mettendo in atto. Esistono problemi evidenti che devono essere affrontati con chiarezza e linearità. L'onorevole Maran, in proposito, ha appena ricordato la questione del Senato federale, ovvero il luogo dove avviene la collaborazione interistituzionale e la cooperazione legislativa tra ambito regionale e nazionale. Ne esistono però anche altre, che sono state in qualche modo riassunte nella riformulazione di questo articolo. Innanzitutto, vorrei far notare al relatore, onorevole Bruno, che rispetto alla discussione e ai voti espressi in quest'aula, successivi alla formulazione di questo testo e del relativo subemendamento, esistono alcune incongruenze. Infatti, avevate cercato di inserire in questo articolo il principio della «leale collaborazione». Con l'approvazione dell'emendamento e con il conseguente inserimento del principio «leale collaborazione e sussidiarietà» all'articolo 114, il principio stesso è stato reso in qualche modo informatore di tutto il Titolo V; la sua collocazione nell'articolo in oggetto appare, quindi, se non incongrua, almeno ultronea. La dimostrazione che la riscrittura è faticosa e tradisce il tentativo di metter mano all'articolo sbagliato, palesando alcune incongruenze sulla riforma del Titolo V, è data da una serie di questioni. Ad esempio, nella riformulazione dell'articolo 118 modificate ed estendete le materie per cui è previsto che la legge dello Stato disciplini forme di coordinamento con le regioni. Il testo attualmente vigente, riformato dal Titolo V, si riferisce a materie di competenza esclusiva dello Stato, quali l'immigrazione, l'ordine pubblico nonché la tutela di beni culturali. La norma allora fu pensata proprio per preparare il ruolo delle regioni nelle suddette materie. Nella vostra riforma aggiungete alcune materie concorrenti, su cui già la legge dello Stato ha il compito di stabilire alcuni princìpi e le adeguate forme di coordinamento. Cosa si pensa di cambiare, introducendo in maniera un po' casuale ulteriori materie? Qual è la filosofia alla base di tale modifica? Onestamente è difficile capirlo e diventa ancora più difficile farlo dopo che all'articolo 114 è stato inserito il principio di «leale collaborazione», che invece dovrebbe illuminare ed ispirare tutto il Titolo V. Esistono poi altre questioni che, però, mi riservo di analizzare più compiutamente nel corso dei successivi interventi e che riguardano le forme di coordinamento, in particolare la costituzionalizzazione delle conferenze, aspetto importante ma non sufficiente, se messo in relazione con le modalità con cui viene effettuato. Tutto questo dovrebbe farci riflettere sulla reale necessità di modificare l'articolo 118, secondo la riformulazione così organica da voi effettuata, oppure occorre chiedersi se sia preferibile intervenire con singole modifiche puntuali come, ad esempio, quelle in relazione alle forme di collaborazione per i piccoli comuni e quelli di area montana, o relativamente alla costituzionalizzazione delle conferenze e così via. La riscrittura da voi fatta è stata sorpassata dal successivo lavoro dell'Assemblea e risulta sostanzialmente incongrua. Da queste ragioni trae origine il voto favorevole alla soppressione dell'articolo 118, evidentemente diverse rispetto a quelle da cui scaturiva la nostra contrarietà all'articolo 117. Le modifiche all'articolo 117 sono profondamente sbagliate, per i motivi che abbiamo ricordato nel corso del dibattito. Quanto all'articolo 118, riteniamo che le modifiche proposte, anziché agevolare una migliore comprensione delle norme introdotte con la riforma del Titolo V, possano aumentare le difficoltà interpretative. Da ciò discende il nostro voto favorevole sugli identici emendamenti soppressivi in esame. . GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, proprio in ragione di quello che lei ha appena illustrato all'Assemblea, questa mia vuole essere una dichiarazione di voto sull'intera modifica dell'articolo 118. Ripeterò, pertanto, alcune argomentazioni già espresse in precedenza. Questo articolo, così riformulato, presenta sicuramente degli elementi di novità. È sicuramente elemento positivo di novità quello che riconosce ai piccoli comuni e ai comuni montani la possibilità di associarsi, conferendo a tali forme associative la stessa autonomia riconosciuta ai comuni. L'altro elemento positivo è che con esso si incomincia ad affrontare la questione molto delicata della costituzionalizzazione delle Conferenze Stato-regioni e Stato-regioni e autonomie locali, ma, complessivamente, non convince per una serie di ragione. Vorrei, in primo luogo, esprimere alcune considerazioni sulla costituzionalizzazione delle conferenze. Sulla necessità di disporre di strumenti di coordinamento di azione e di momenti in cui le decisioni possano essere assunte congiuntamente, in collaborazione tra livelli diversi di governo, per quanto riguarda la dimensione amministrativa del nostro paese, credo vi sia un accordo generale. La formulazione che avete adottato è sicuramente insufficiente e, forse, anche pericolosa, perché potrebbe costituzionalizzare una forma di conferenza dotata di minori poteri rispetto a quella istituita attualmente con legge ordinaria. Ricordo, ancora una volta, come nel nostro emendamento fosse stata utilizzata una formula molto forte, ma anche molto più chiara. In questa sede, venivano assunte le conseguenti determinazioni che competevano al confronto tra i livelli governativi regionale e statale. È un punto sul quale non abbiamo alcuna titubanza e riteniamo che la vostra proposta sia insufficiente. Riteniamo, inoltre, insufficiente la riscrittura di altre parti dell'articolo 118 della Costituzione. In seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione - lo ricordavo prima e lo ricordo anche adesso - sono state previste forme di coordinamento tra Stato e regioni in alcune materie specifiche (non a caso si è trattato di ordine pubblico, di immigrazione e, per altri motivi, dei beni culturali), perché era necessario preparare le stesse ad assumere al riguardo un certo ruolo. Voi, ragionando come state facendo, vi portate dietro il vizio interpretativo secondo il quale la legislazione concorrente non sarebbe uno strumento utile di intervento nel nostro paese. La vostra sottovalutazione della legislazione concorrente si riflette nella proposta che avete avanzato modificando l'articolo 118, vale a dire allargando, quindi, ad altre materie concorrenti questa forma di coordinamento. Nelle materie concorrenti, con la legge dello Stato si provvede alla definizione dei principi, nonché ad adeguate forme di coordinamento. Questa è una dimensione che vi è proprio culturalmente estranea. Quando abbiamo discusso sulla legge La Loggia, attuativa dell'articolo 119, è emerso ripetutamente questo vostro limite concettuale di riconoscimento della funzione della legislazione concorrente. La vostra riscrittura dell'articolo 118 ne è la prova; solo che, anziché semplificare il quadro, la riscrittura di tale articolo rischia di complicarlo irrimediabilmente. È per tali ragioni, anche se si intravedono elementi di novità ed accenni di possibile miglioramento, che sarebbe sciocco non definire significativi (mi riferisco alla questione relativa ai piccoli comuni ed ai comuni montani, nonché a quella della costituzionalizzazione, se pure in maniera insufficiente, delle conferenze), che il contenuto di questo articolo è sicuramente regressivo rispetto al testo dell'articolo 118, così come modificato in seguito alla riforma del Titolo V introdotta nella passata legislatura. Per tali motivi, preannunzio l'espressione di un voto contrario sull'emendamento in esame.