In anteprima il progetto di Vittorio Sgarbi per la Biennale di Venezia Pensava alla pornostar Vittoria Risi vicino alla Nuda del Giorgione, Vittorio Sgarbi. La bellezza umana che sfiorisce contro quella eterna dell'arte. Ma poi ha scelto di esporre soltanto la Vecchia, del pittore di Castelfranco, una donna decrepita che da più di 500 anni pare guardarsi allo specchio, a ricordarsi di com'era, e a dirci come diventeremo. Ecco cos'è l'arte contemporanea: «Tutto ciò che è vivo mentre lo sono anch'io». Ed ecco già il sapore che il critico porterà, insieme a Giorgione, alla prossima Biennale di Venezia per il suo Padiglione Italia. Un progetto ambizioso quanto ecumenico, che presenterà a Roma martedì 19 al fianco dei ministri Sandro Bondi e Franco Frattini. E che qui anticipa a Panorama, annunciando già «molta di quell'arte che chiamano antica ma che è nostra contemporanea», giusto per mettere in chiaro che le scelte saranno di segno opposto a quelle della curatrice dell'intera Biennale, Bice Curiger, innamorata degli artistar alla Franz West e «dal gusto un po' troppo codificato». Il criterio di scelta è tutto nel titolo, Et et questo e quello, il nuovo e l'antico, local e global, i vivi e i morti, azzardo e tradizione. Un involontario «ma anche» veltroniano votato all'inclusione. O, se preferite, un progetto «per via di porre», come Giorgio Vasari definiva la scultura prima di Michelangelo. L'accumulo insomma contro «quella dittatura dell'aut aut che ha dominato gli ultimi quarant'anni dell'arte italiana». A partire dagli anni 70, polemizza Sgarbi, «per avere visibilità, gli artisti hanno dovuto indossare un abito, ideologico, politico o estetico che fosse. Io invece mostrerò ciò che non fanno mai vedere». Come Roberto Innocenti, «trascurato da sempre per il suo passato di illustratore»; o il 90enne Carlo Guarienti; e poi il siciliano Piero Guccione; Lello Esposito; Luigi Serafini. «Tutti Vittorio Sgarbi, curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. A destra, la «Vecchia» di Giorgione straordinari, sempre sacrificati, soprattutto se figurativi, a beneficio dei soliti Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto». Eppure, non sarà un Padiglione su misura per le passioni di Sgarbi. Le sue scelte saranno «marginali e confinate in mostre collaterali» dentro i palazzi antichi di Venezia, come l'Accademia o Palazzo Grimani. Sarà una schiera di intellettuali, su esplicito invito del curatore, a selezionare tutte le opere del Padiglione. «Da Pietro Citati a Eugenio Scalfari, da Umberto Eco a Furio Colombo, da Salman Rushdie a Roberto Saviano, fino al Nobel Mario Vargas Llosa». Decine di nomi «per far tornare l'arte un patrimonio condiviso del mondo culturale e salvarla dal monopolio di pochi addetti ai lavori». Nel 150esimo dell'Unità, il Padiglione Italia non poteva però fermarsi a Venezia. Infatti invaderà tutta la Penisola: «Gli assessori alla Cultura e i curatori di alcuni grandi musei di ogni regione sceglieranno fra i migliori artisti locali e li esporranno in una o due sedi del loro territorio». E il padiglione «diffuso» varcherà pure i confini nazionali «con mostre in 89 centri di cultura italiana all'estero». All'accumulo non c'è limite. Ci sarà la mostra di Oliviero Toscani e Salvatore Settis sugli scempi avvenuti sul territorio italiano; poi gli artisti stranieri residenti nelle città italiane; la mostra all'Accademia, a Venezia, con i ritratti di Lorenzo Lotto affiancati ai dipinti di Lucian Freud e Fausto Pirandello; e poi Tintoretto a gomito a gomito con Jackson Pollock.. Una macchina internazionale, questa di Sgarbi, che accumula ancora in questi giorni idee in progress. E mostrerà soprattutto cos'è accaduto nell'arte italiana degli anni zero. Sarà forse impossibile vedere tutto. Ma sarà difficile, dal 4 giugno al 27 novembre 2011, non imbattersi in uno dei mille artisti mandati all'arrembaggio come garibaldini, in un incrocio di linguaggi e forme da brodo primordiale dell'arte, tra pittura, scultura, design, fotografia, ceramica, videoarte. E se il titolo Et et non dovesse bastare a sommare tanta materia, quello di riserva sarà altrettanto azzeccato: Babele.
L'unità d'Italia fatta ad arte
Il progetto del curatore Vittorio Sgarbi per la Biennale di Venezia, "Padiglione Italia", presenterà opere di artisti italiani contemporanei, tra cui Roberto Innocenti, Carlo Guarienti e Piero Guccione. Il progetto è ambizioso e ecumenico, con il criterio di scelta basato sul titolo "Et et questo e quello, il nuovo e l'antico, local e global, i vivi e i morti, azzardo e tradizione". Il progetto non sarà solo una mostra, ma un'accumulazione di opere di artisti italiani e stranieri, con mostre in 89 centri di cultura italiana all'estero e in tutta la Penisola.
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