Il ministro Sandro Bondi finalmente puntai piedi, pena l'impopolarità generale, pure la perdita di credibilità istituzionale. O perlomeno ci prova. Ieri, ad esempio, in segno di trasparente polemica nei confronti del draconiano collega Tremanti, ha disertato il Consiglio dei ministri. Secondo Dagospia, «il pio Bondi diventato falco» avrebbe addirittura scritto una lettera di fuoco per far capire ai suoi colleghi di governo che stavolta non scherza, è pronto anche alle dimissioni, ma sull'esistenza della missiva nessuna conferma. In compenso non ci sono dubbi sui motivi della sua assenza a Palazzo Chigi. «Non vado ad elemosinare risorse», aveva dichiarato in mattinata ai cronisti. Poi certo, c'era in ballo l'incontro col suo omologo tedesco, il ministro Bernd Neumann, più una serie di impegni connessi: l'inaugurazione alla Galleria Borghese di una mostra sul pittore cinquecentesco Lucas Cranach, l'apertura al pubblico di due nuove aree del Colosseo, gli ipogei e il terzo livello. Resta il fatto che la legge di stabilità predisposta dal ministro dell'Economia proprio non gli va giù. Stanco d'essere fischiato e irriso, Bondi aspetta con ansia l'incontro chiarificatore con Berlusconi, Letta e Tremonti in programma perla prossima settimana Intanto, però, alterna sfoghi personali privati e pubbliche carezze diplomatiche. Alle seconde appartiene la lettera al "Foglio" di ieri, nella quale l'uomo di Fivizzano continua a dirsi certo che Tremonti, «verso il quale ho sempre espresso gratitudine e stima sincera per avere tenuto dritto il timone dei conti pubblici, saprà sostenere le riforme liberali che due ministri come Mariastella Gelmini e il sottoscritto stanno realizzando». In realtà, Bondi ha più di un motivo per essere preoccupato. Mentre Germania e Francia aumentato i fondi statali per la cultura, lui è costretto a dire solo dei "no". I teatri lirici sono in ebollizione, gli Istituti di cultura smaniano, i produttori cinematografici legati all'Anica, la cine-Confindustria, si alleano con i sindacati confederali per rivendicare l'immediato rinnovo triennale del tax-credit, per altro più volte promesso dallo stesso governo e architrave della politica "bondiana". Non bastasse i registi, esasperati dalle maldestre sortite del ministro, tornano ad alzare il tiro. L'associazione "100 autori accusa «l'inadeguatezza e la contraddittorietà del comportamento di Bondi nel tutelare le prerogative di un settore strategico come il cinema»: sicché non solo chiede le sue dimissioni, ma addirittura invita «il Parlamento a presentare una mozione di sfiducia personale». Di tenore simile il comunicato dell'Anac. Non abbiamo nulla da chiedere a questo governo, sarebbe come chiedere al boia di essere delicato nell'esecuzione», scrivono gli autori, anch'essi invitando il Parlamento «a uno scatto d'orgoglio, vista la acclarata inidoneità del ministro a reggere tale carica». Lui, Bondi, per ora replica così. «Anche questo è un segno dei tempi. È singolare che gli autori chiedano le mie dimissioni nel momento stesso in cui mi sto impegnando per garantire l'approvazione di un decreto che preveda il rifinanziamento delle misure fiscali a favore del cinema e nuove norme più trasparenti per assegnare i contributi alle istituzioni culturali». II messaggio? Sto lavorando per voi, non delegittimatemi. Per la cronaca: servono 80 milioni all'anno, quindi 240 complessivi, per rifinanziare gli sgravi fiscali cinematografici nel triennio 2011-2013. Una cifra tutto sommato contenuta per il bilancio statale, ma il ministro dell'Economia per ora non cede: se dice sì a Bondi, dovrà farlo anche con gli altri ministri che battono cassa. Tutto rinviato al decreto "milleproroghe"?
Bondi assente per polemica. Non va al CdM
Il ministro Sandro Bondi ha disertato il Consiglio dei ministri e ha scritto una lettera di fuoco per esprimere la sua disapprovazione per la politica del collega Tremanti. La lettera non è stata confermata, ma Bondi ha dichiarato di essere pronto a dimettersi. La sua assenza al Consiglio dei ministri è stata motivata dall'incontro con il ministro tedesco Bernd Neumann e da altri impegni. Bondi è preoccupato per la legge di stabilità che prevede la riduzione dei fondi per la cultura, mentre i produttori cinematografici e gli autori chiedono il rinnovo triennale del tax-credit.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo