L'emittente culturale franco-tedesca Artè, da oggi può essere vista anche in Italia, ma solo sulla piattaforma digitale Sky, in «dotazione» ad oltre 2.700 mila abbonati. Il celebre canale «criptato» ha infatti deciso di rendere disponibili le proprie trasmissioni a tutti i telespettatori europei, attraverso un servizio digitale gratuito, trasmesso dai satelliti della flotta Hot Bird di Eutelsat, ricevibile anche dai decoder di Sky tramite la funzione «Altri canali». In soldoni, quindi, Sky si limita semplicemente a rilanciare il segnale che prima non arriva proprio. L'impossibilità di riceverne i programmi, finalmente superata dalla decisione del canale di trasmettere in chiaro, era stata al centro di una polemica innescata dal maestro Claudio Abbado nelle scorse settimane. Nata nel 1991 da una partnership tra il governo francese e quello tedesco, Artè è universalmente riconosciuta come una delle più prestigiose emittenti televisive europee. Nel 1998 Artè ha vinto l'Hot Bird Award, l'oscar dei canali tematici, come miglior emittente culturale d'Europa. Al consorzio che la produce hanno aderito i maggiori broadcaster pubblici del vecchio continente- dalla Tve spagnola alla Orj austriaca, dalla belga Rtfb alla Bbc anglosassone. La polemiche su Artè erano state sollevate già prima che il direttore d'orchestra Claudio Abbado denunciasse la mancata visibilità del canale in Italia. A marzo, infatti, l'ex ministro Giovanna Melandri, componente Ds in Commissione di Vigilanza sulla Rai, aveva scritta, in seguito ad un primo appello di Abbado, a Lucia Annunziata, allora presidente della Rai, per segnalare l'opportunità che la televisione pubblica consentisse di diffondere anche in Italia il canale televisivo europeo Artè. A sostenere il musicista era sceso in campo allora anche il diessino Giuseppe Giulietti, ritenendo «assolutamente condivisibile e giusto» l'appello del maestro. Ancora polemiche in seguito alle dichiarazioni di Abbado fatte alla stampa nelle settimane scorse. Secondo il direttore d'orchestra l'assenza di Artè dalle reti tv italiane era da considerarsi uno scandalo, soprattutto visto il panorama della tv in Italia, e aveva chiamato in causa anche il governo. Il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, aveva commentato ironicamente dicendo: «Mi dispiace, ma il maestro Abbado non conosce questo spartito; voglio dire che non è informato di quanto il governo ha già fatto». Alle parole di Abbado però c'era anche chi si era un po' risentito, nel mondo della tv: «Sono stupito e profondamente amareggiato» - aveva detto per esempio Fasoli, direttore di Cult, canale culturale della piattaforma Sky -. Evidentemente la sua conoscenza del panorama televisivo italiano è poco approfondita. Cult è attualmente l'unico canale interamente dedicato alla cultura in Italia».