I mali del Sud sonogli stessi che appesantiscano il restodelpaese,seppure con una gradazionenegativamaggiore. Il Sud soffre, anzitutto, di uno strutturale deficit organizzativo e porre la "questione meridionale", quindi, anzitutto come un tema di prevalente insufficienzadi risorse pubbliche destinate al Mezzogiorno è fuorviante. È certamente vero che, teoricamente, di risorse cè sempre bisogno. Ma con altrettanta nettezza si deve aprire una discussione severa e argomentata sulla qualità della spesa e dei servizi pubblici nel Mezzogiorno. Le due cose stanno insieme in un rapporto di causa-effetto: per rivendicare dal Sud il rispetto degli impegni assunti a livello centrale, a partire dal profilo "aggiunto" delle risorse straordinarie e non sostitutivo rispetto a quelle ordinarie, occorre che le classi dirigenti meridionali diano prova di buon governo. E ciò è accaduto in maniera certamente insufficiente negli ultimi quindici anni. Non possiamo offrire il fianco a critiche anche fondate, ma che poi spesso vengono utilizzate strumentalmente per rafforzare il bagaglio di analisi e proposte ampiamente antimeridionali. Non possiamo accettare che levasione fiscale in Calabria sia all85 per cento mentre in Lombardia è al 15, o che la sanità pubblica meridionale costi tre volte quella del Centro Nord, o che i dipendenti della Regione Sicilia siano 5 volte quelli di una Regione del Nord a essa equivalente per dimensioni. Ecco perché occorre un nuovo meridionalismo serio e rigoroso, di merito, competente e pragmatico. Serve un approccio dinamico e flessibile, perché dinamici e flessibili sono oggi i mercati, le scelte di allocazione produttiva delle imprese, le strategie di accumulazione del credito, leconomia, le misure di welfare to work, i flussi commerciali e tecnologici, le politiche attive per il lavoro, perfino le scelte di riconversione urbanistica. E in una realtà in continua e rapida evoluzione, più flessibili sono le risposte e i modelli, meglio questi sapranno adeguarsi alle trasformazioni costanti. Noi dobbiamo chiedere alpaese e alMezzogiorno di fare meglio. E di tener comunque sempre presente che un sistema competitivo è un sistema in cui le risorse pubbliche aiutano e temperano gli effetti del mercato, senza sostituirsi integralmente a esso. Non sarebbe utile, e certamente non è prioritario, aprire processi politici sulle presunte responsabilità di tale condizione. Negli ultimi 16 anni abbiamo avuto al governo nazionale esattamente per metà del tempo il centrosinistra e per laltra metà il centrodestra. A livello regionale, grandi regioni - a partire da Calabria, Campania e Puglia - hanno conosciuto alternanza di coalizioni e schieramenti. Vi è un enorme, trasversale, problema che attiene al rapporto tra la politica tutta e ilMezzogiorno, tra il centro, il governo e il Mezzogiorno, e dentro il Mezzogiorno stesso. Per me la "questione meridionale" non può che essere, come giustamente ricorda spesso il Capo dello Stato, una grande questione nazionale di competitività dellintero sistema Paese.Il Sud è lunico spazio dove lItalia può crescere a ritmi superiori alla media europea e da dove potrebbe attingere le risorse per abbattere il suo gigantesco debito pubblico. Anche per questa ragione, attendiamo ormai da troppo tempo la presentazione pubblica di un definitivo Piano per il Sud, collegato sostenuto da un credibile cruscotto finanziario e agganciato a uno stringente cronoprogramma di azioni. Ho sempre cercato di proporre un profilo meridionalista pragmatico e autenticamente riformista, non ideologico, non incline allo sterile rivendicazionismo.E questo profilo sta animando anche il mio ultimo lavoro: stiamo per promuovere un appello per una nuova idea di Mezzogiorno, sostenuto da alcune tra le principali personalità impegnate da anni sul tema, e collegato a un decalogo di azioni e proposte che vorremmo far vivere nel dibattito pubblico. Dobbiamo tornare a parlare di infrastrutture, portualità, politiche per lattrazione di capitali, politica industriale, riqualificazione del capitale sociale. Dobbiamo dire basta a usi impropri dei fondi Fas, ma anche stimolare le regioni Obiettivo Convergenza a progettare e spendere presto e bene le risorse comunitarie. Dobbiamo accettare la sfida del federalismo fiscale, e insistere perché esso - esaltando il principio di sussidiarietà - sia volto ad avvicinare i servizi ai cittadini, non a penalizzare questi ultimi in base alla propria residenza. Insomma, abbiamo bisogno di rimettere a punto la cornice valoriale, culturale e propositiva di un meridionalismo nuovo che sia in grado di parlare a tutto il Paese. Lautore è vicepresidente vicario del Parlamento europeo e riceve oggi al Senato il premio Dorso per la sezione istituzioni
LE RISORSE CHE IL SUD HA E CHE NON SA SPENDERE
Il Sud Italia soffre di uno strutturale deficit organizzativo e di una mancata qualità dei servizi pubblici. La "questione meridionale" è un tema nazionale di competitività dell'intero sistema Paese. Il Sud è l'unico spazio dove l'Italia può crescere a ritmi superiori alla media europea e da dove potrebbe attingere le risorse per abbattere il suo gigantesco debito pubblico. È necessario un nuovo meridionalismo serio e rigoroso, di merito, competente e pragmatico.
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