Sarà riaperto domani il museo del Castello di Baia, grazie a un modello inedito di gestione da parte del personale in servizio alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei. In attesa del polo di restauro dei beni sommersi dell'area flegrea, diciannove tecnici specializzati daranno una mano ai custodi per consentire l'ordinaria ripresa del percorso espositivo, chiuso da due anni per l'insufficienza dei turni di sorveglianza. Sedici guardiani, infatti, da soli non bastano per garantire la sicurezza all'interno delle 54 sale allestite nei diversi piani del monumentale complesso aragonese. Un vuoto colmato, per il momento, dalla presenza dei giovani restauratori, che saranno impegnati a svolgere i loro compiti di ufficio attraverso i percorsi dei visitatori. «Una prova di buona volontà che ci consentirà di restituire ai turisti ben 45 sale del nostro bellissimo museo», spiega la direttrice Paola Miniero. «La conferma tangibile dell'impegno del nostro personale per superare gli ostacoli finanziarie organizzativi che frenano lo sviluppo dei beni culturali». Una scommessa vinta per l'ex Soprintendente Giuseppe Proietti appoggiato nel suo impegno per la riapertura del Castello di Baia sia dai dirigenti degli uffici periferici che dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori. Per domani mattina non è prevista alcuna cerimonia ufficiale. Torneranno i turisti, semplicemente, dalle 9 alle 15, salutati dal nuovo Soprintendente ai Beni Archeologici, Jeannette Papadopoulos. Così ogni giorno, escluso il lunedì per il turno di riposo settimanale. Di appena quattro euro il prezzo del biglietto per l'intero tour attraverso le meraviglie dell'area archeologica flegrea. Nelle ritrovate sale del castello aragonese, molti fra i pezzi più belli della storia antica di Cuma, Puteoli, Liternum, del Rione Terra, cuore pulsante dell'antica città flegrea. Il primo nucleo del museo, realizzato sedici armi fa, fu progressivamente arricchito dalle opere d'arte tornate alla luce nel corso delle campagne di scavo degli ultimi anni. Nel 2008 al percorso di Baia fu addirittura attribuito il riconoscimento di museo più bello d'Italia. Perle carenze di custodi, però, la chiusura al pubblico si rese inevitabile. In precedenza, tuttavia, nella torre di nord-ovest del castello era stato ricostruito uno spettacolare percorso del ninfeo sommerso di Punta Epitaffio e dei tesori restituiti dal mare dopo essere sprofondati nei secoli per gli effetti del bradisismo flegreo. Di qui il progetto di un laboratorio specializzato di restauro per i pezzi pregiati del patrimonio archeologico sommerso. Un traguardo soltanto in minima parte realizzato. Insieme con le suggestioni del parco di Cuma, del Rione Terra, delle Terme Romane, dell'Anfiteatro Flavio, della Piscina Mirabilis, il museo del castello di Baia rappresenta il piatto forte dell'offerta turistica messa in campo per lo sviluppo economico e occupazionale dei Campi Flegrei. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le occasioni di valorizzazione del patrimonio storico e ambientale del territorio virgiliano. Sinora, però, è mancata la necessaria capacità di programmazione degli interventi, scarsamente appoggiati dalle amministrazioni centrali e non sempre condivisi dalle comunità locali.