Una petizione che ha raccolto più di tremila firme, il no trasversale del mondo della cultura e della politica - da Assunta Almirante a Dada Maraini - l'appello al presidente della Regione Lazio e al ministero dei Beni Culturali. Questi i termini della battaglia che l'associazione «Italia nostra» sta ingaggiando contro il restyling che il Comune di Sabaudia ha progettato per uno dei massimi esempi del Razionalismo. In epoca fascista era «piazza della Rivoluzione», oggi vanta tutt'intorno abusi-edilizi ed un sequestro pendente da parte dell'autorità giudiziaria I puristi dell'urbanistica - ma anche trenta senatori che hanno chiesto lumi al ministro Bondi - storcono il naso per quello che ritengono uno scempio assai costoso, motivando la mobilitazione come «una difesa di Sabaudia per tutte quelle le piazze d'Italia' stuprate' da amministrazioni incompetenti». Il sindaco Maurizio Lucci (Pdl), ha rivendicato la bontà del progetto dicendo di ispirarsi al disegno originario di Luigi Piccinato, mentre Cesare Crova, presidente di «Italia nostra» nel Lazio, sostiene che riportarla «ad un unico livello stravolge lo spazio urbano». Tutta colpa di arredi Urbani - roba da centro commerciale -moderno, dicono gli esperti - e di un grande marciapiede che, sostiene Giorgio Muratore, titolare di Storia dell'arte e architettura contemporanea alla Sapienza «cambia il senso della piazza diventando tutta la piazza.» Muratore paragona l'operazione alla «messa in opera di nani da giardino», e pensa che dietro a tutto ci sia solo voglia di «dare un'altra opera pubblica». Il progetto -. dopo un via libera della soprintendenza - non è stato ancora appaltato, ma dispone di un finanziamento regionale di un milione e 800mila euro, soldi che «Italia nostra» invita a usare per un restauro conservativo, certamente meno oneroso.