UN GRANDE museo interattivo. Dedicato all'architettura napoletana, in particolare a quella in stile liberty. Sorgerà a Villa Ebe a Pizzofalcone, più conosciuta come castello di Lamont Young, che versa in condizioni di degrado e abbandono, dopo il violento incendio che la danneggiò nel 2000. Ora il progetto di recupero del caratteristico edificio neogotico che domina la sommità del Monte Echia è stato ultimato e consegnato all'ufficio tecnico del Comune. «Si tratta di un restauro conservativo. Abbiamo lavorato non solo sugli interni distrutti all'incendio, ma anche sulle terrazze e i giardini», spiega Renato Sparacio che ha coordinato per mesi il lavoro di un gruppo di professionisti tra i quali il preside della facoltà dei Architettura Benedetto Gravagnuolo e l'architetto Roberto Scrino. Un contributo al progetto lo darà anche lo scultore Mimmo Paladino. Una statua di Partenope alata, dominerà la terrazza con vista mozzafiato sul golfo. L'idea è quella di creare uno spazio che riproduca in modo fedele la struttura del castello e faccia conoscere ai napoletani la figura dell'ingegnere Lamont Young, di cui ben poco si sa. Nel nuovo castello troverà posto anche un caffè letterario. Un modo per richiamare napoletani e turisti e rilanciare la zona del monte Echia. Tormentata la storia del castello. Quasi come lo fu quella di Lamont Young, morto suicida nel 1929. Nel '97, su proposta dell'allora assessore al Patrimonio Gennaro Marasca, il Comune acquista la struttura e 34 unità immobiliari delle Rampe per la cifra di cinque miliardi. Vengono avanzati più progetti. Qualcuno pensa di destinarlo a museo del corallo, altri di farne un centro di raccolta e di studio della canzone napoletana. Poi, nel marzo del 2000, un violento incendio, appiccato non si sa ancora da chi, ne distrugge completamente l'interno. Quello stesso anno viene bandita la gara d'appalto, vinta dal gruppo che fa capo a Sparacio, autore di altri importanti restauri, come quello del Suor Orsola Benincasa. Adesso il castello si presenta interamente circondato da sterpaglia e cumuli di rifiuti. Al suo interno, sulle pareti annerite, sono ancora visibili i segni delle fiamme che lo hanno distrutto. Non resta più niente della sala dove un tempo si tenevano concerti di musica classica. Della bellissima scala elicoidale, che conduceva al secondo piano, restano solo le putrelle in ferro con ancora impresso il marchio della vecchia Uva di Bagnoli. «Sarà ricostruita, rispettando la struttura originale», spiega Benedetto Gravagnuolo. «Lo stesso avverrà per la sala della musica, per i pavimenti e per i controsoffitti in legno». Custode della memoria del castello è Pasquale Della Monaco, che con il suo laboratorio teatrale tiene vivo l'interesse per le Rampe che dal Chiatamone conducono in cima al Monte Echia, li dove sorse il primo nucleo di Palepoli. «Speriamo che sia la volta buona», dice l'artista, che si augura di poter dare una mano al rilancio del castello con i ragazzi del suo Centro incontro delle arti. I progetti del Comune sono ambiziosi e non si limitano al castello. Tra le idee ancora in cantiere c'è anche quella di pedonalizzare le Rampe e di aprire delle botteghe caratteristiche nei locali di proprietà del Comune.