Lo Cicero: «Potrei essere costretto a portare i libri in tribunale» «Più che il Madre rischia di fallire la Scabec». Massimo Lo Cicero è il presidente della società che gestisce le attività museali ed entra nella querelle tra il Madre e la Regione Campania. Spiega: «È il museo Donnaregina ad avere debiti nei confronti della Scabec per almeno 7milioni di euro. Problema che nasce nel 2007, non oggi». E prosegue: «Quando il governatore era Bassolino io discutevo con lui per trasferire i fondi. Cicelyn no». Ora la giunta regionale è cambiata: «La giunta Caldoro ha per ora sospeso solo una delibera che copriva con un milione di euro un contratto da due milioni e mezzo». Dunque? Per Lo Cicero il Madre «sta affannando da almeno quattro anni» e non da oggi. E i debiti maturati dal museo con la Scabec fanno rischiare in primis la Scabec. Tanto che il presidente dice: «Potrei essere costretto a portare i libri in tribunale». Nel frattempo Palazzo Santa Lucia ha aperto un'istruttoria sulla gestione finanziaria del museo. NAPOLI Professor Lo Cicero perché il Madre sta morendo? Largo Donnaregina Una sala del museo Madre. Nel tondo: Massimo Lo Cicero, responsabile di Scabec «Veramente è la Scabec che rischia di fallire». Cosa vuol dire? «Voglio dire che il problema nasce nel 2007, non oggi. Il Madre ha debiti con la Scabec che risalgono al 2007». Debiti per quanti soldi? «Più di 7 milioni di euro». Nel 2007 non c'era Caldoro. «Eh no». E perché allora il direttore Eduardo Cicelyn dice che il Madre sta morendo ora? «Perché quando era governatore Bassolino ed assessore al Bilancio D'Antonio io discutevo con loro per trasferire fondi alla Fondazione Donnaregina e permettere alla fondazione stessa di pagare la Scabec. Mentre Cicelyn non si occupava di questa gestione finanziaria». E quindi cosa ha intenzione di fare? «Guardi alle 9 di mattina del 14 ottobre ho convocato l'assemblea dei soci della Scabec perché, conti alla mano, voglio far capire alla Regione e ai soci privati che prima si chiude questa triangolazione Regione-Madre-Scabec meglio è». Altrimenti? «Altrimenti potrei essere costretto a portare i libri in tribunale». A parlare così è Massimo Lo Cicero, economista, presidente della Scabec, tassello fondamentale per dipanare la complicata storia del museo di arte contemporanea napoletano. La Scabec è uno dei protagonisti della vicenda, insieme con la Regione Campania e la Fondazione Donnaregina (fondazione di diritto privato che, a sua volta, ha in comodato d'uso dalla Regione il palazzo in cui c'è il Madre). La Scabec, invece, nasce nel 2003, come società che produce beni e servizi per la gestione e la valorizzazione di beni culturali. La Scabec, quando è interamente controllata dalla Regione Campania, stipula con il suo socio unico un contratto per 120 milioni di euro. In seguito viene messo in vendita, con un'asta pubblica, il pacchetto di minoranza delle azioni. Se lo aggiudica la società Campania arte, in cui sono soci l'Electa, la cooperativa Orta di Atella, la Prc e la Pacifico costruzioni ed alcune altre piccole società. Quindi la Scabec è una società che può stare sul mercato? «Nonostante la presenza dei privati, no, perché questa è in house». Perché? «Perché i soci privati una volta comprate le azioni, le hanno rivendute alla Regione che, però, le avrà nella propria disponibilità solo a partire dal 2015, quando scadrà questo contratto. Ma questa vendita a termine consente alla Regione di dichiarare la Scabec in house, cioé la Scabec non può lavorare per nessun altro committente che non sia la Regione Campania. O entità designate dalla Regione». Architettura complessa, che spiega cosa? «Che noi siamo i "maggiordomi" della Regione e la Regione in questi anni ci ha ordinato di lavorare per lei e in esclusiva per il Madre». Può spiegare come avviene il passaggio dei fondi regionali, nazionali ed europei, al Madre? «La Regione stanzia fondi nazionali ed europei su richiesta della Fondazione Donnaregina, che si candida a gestire progetti e mostre. La Fondazione quindi incarica la Scabec di realizzare tutte le opere e le condizioni necessarie al progetto. La Regione, di propria iniziativa, commissiona essa stessa progetti alla Scabec». Ma lei lavora per il Madre o la Regione? «Direttamente per la Regione, ma per un altro 50 per cento ci troviamo in un triangolo delle Bermude dove la Regione finanzia il Madre e ilMadre fa un contratto con Scabec di volta in volta. Ridondante, ovviamente». Come si arriva ad oggi, agli allarmi di chiusura, agli orari ridotti, alla luce elettrica staccata? «Il problema è che non è di oggi». Cioé? « La Regione non paga il Madre con puntualità da molti anni. Ma la Scabec ha eseguito puntualmente i contratti ed i soci di Scabec hanno anticipato 7milioni di euro per onorare quei contratti. Questi debiti del Madre verso la Scabec risalgono in parte al 2007 e si concentrano nel 2009 e 2010. La giunta Caldoro ha sospeso per ora una delibera che copriva con un milione di euro un contratto, firmato dal Madre con la Scabec, per due milioni e mezzo di euro». Ma lei si è fatto un'idea del perché Bassolino, che ha inventato il Madre, museo che è stato uno dei fiori all'occhiello della sua amministrazione, poi ha chiuso i rubinetti? «Questo non lo so proprio. Io sono diventato presidente dal gennaio 2009 e ho firmato il bilancio del 2008 e 2009 e con molta testardaggina e un serrato confronto con Bassolino e i suoi collaboratori, ho recuperato 5 o 6 milioni di euro, altrimenti oggi i debiti del Madre e della Regione nei confronti della Scabec sarebbero stati almeno di quindici milioni». Dunque si può dire che il Madre sta morendo almeno da quattro anni? «Diciamo che affanna da almeno quattro anni. Perché i debiti non sono disastri, ma una misura di fragilità». Ma il museo chiuderà? «Ma può mai il "maggiodormo" decidere di chiudere la casa per cui lavora? Scabec apre i cancelli materialmente e gestice l'attività del Madre, ma Cicelyn e il consiglio di amministrazione decidono come far funzionare il museo. Ovviamente la Prc, socia di Scabec che gestisce il personale del museo, sta negoziando con il sindacato la cassintegrazione per i dipendenti a causa della riduzione degli orari di apertura del museo». Stando così le cose, chi rischia davvero è la Scabec. «La vicenda è complicata, ma è ancora aperto il finale. Il quattro agosto i soci di Scabec hanno approvato il conto economico del primo semestre del 2010. Ma, nell'assemblea di domani, i soci o sciolgono una ridondante triangolazione o pregiudicano la continuità aziendale di Scabec. Bisogna resettare la macchina per riavviare il sistema».