Caro direttore, ho appreso dal Corriere del Mezzogiorno che la sindaca Iervolino è molto irritata, perché la Soprintendenza ha bloccato la vendita di immobili del patrimonio disponibile del Comune. Si otterrebbero circa 40 milioni di euro già inseriti nel bilancio preventivo 2010. La necessità dell'autorizzazione della Soprintendenza deriva dall'articolo 10 del decreto legislativo 422004, secondo cui sono beni culturali tutti gli immobili appartenenti ai Comuni, la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni. Ovviamente anche siffatti immobili possono essere totalmente privi di interesse storico o artistico. Ecco perché la stessa legge prevede la procedura per verificare l'inesistenza dell'interesse culturale. Il Comune di Napoli avrebbe potuto e potrebbe chiedere al ministero di compiere questa verifica ai sensi dell'articolo 12 del citato decreto, nel caso degli immobili per i quali non è stata ancora compiuta. Il ministero avrebbe l'obbligo di decidere entro centoventi giorni e, in caso di risposta negativa, il Comune potrebbe ricorrere per motivi di legittimità e di merito entro 30 giorni (con diritto ad una decisione entro 90 giorni). Tutto sommato si tratta di una procedura breve, che già da anni avrebbe potuto risolvere il problema per tanti immobili comunali privi di valore storico o artistico (per le verifiche già effettuate, in qualche caso il Comune ha fatto ricorso?). Infatti, dopo la verifica dell'inesistenza del detto valore, gli immobili comunali sono liberamente alienabili e i sindaci non dovrebbero più irritarsi per i divieti dei Soprintendenti. Un altro problema sarebbe, poi, quello riguardante gli immobili privi di valore culturale, ma in cui sono state realizzate opere abusive. In tal caso, la questione sarebbe di esclusiva competenza del Comune secondo le norme della vigente legislazione urbanistica.